“In fondo al buio”: a Padova il teatro civile riporta alla luce la storia di Matteo Toffanin
Debutta il 7 aprile al Piccolo Teatro Don Bosco lo spettacolo diretto da Michele Angrisani: attraverso le voci della fidanzata sopravvissuta e dello zio, la tragedia del 1992 diventa racconto di memoria, dolore e impegno contro l’illegalità

Nasce da una ferita ancora aperta lo spettacolo “In fondo al buio” che andrà in scena martedì 7 aprile, alle ore 21, nel Piccolo Teatro don Bosco a Padova (in via Asolo): l’assassinio di Matteo Toffanin, 23 anni appena, una vita davanti spenta la sera del 3 maggio 1992 nel quartiere Guizza di Padova. Matteo si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ed è stato assassinato per uno scambio di persona, davanti agli occhi della fidanzata Cristina Marcadella, scampata alla morte seppur rimasta ferita.
È attraverso la voce e i pensieri di Cristina (interpretata dall’attrice Giulia Briata) e dello zio di Matteo, Luigi (parte affidata all’attore Giancarlo Previati) che sarà ripercorsa la storia. Una storia di dolore e di speranza, come racconta il regista padovano Michele Angrisani che ha tradotto in lavoro drammaturgico quella tragedia, curandone la regia.
«Mi occupo da tempo di temi legati alla legalità nel Nordest. Ho conosciuto questa vicenda attraverso libri e ricerche, in particolare grazie al lavoro di Monica Zornetta. È una storia che mi ha colpito profondamente».
Come nasce lo spettacolo
La storia di Matteo Toffanin la incrocia alcuni anni fa: «Almeno sei o sette anni fa. Ma da subito ho sentito che era una storia che riguardava tutti. Ognuno di noi poteva essere Matteo». Da qui l’urgenza di tradurre la vicenda in teatro di impegno civile. «È una vicenda in cui è facile identificarsi. Questo è stato il motore della scrittura perché ognuno di noi avrebbe potuto o può essere Matteo».
Fondamentale l’incontro con Cristina, l’allora fidanzata rimasta ferita nell’agguato, capace di trasformare la sua esperienza in attivismo per Libera, l’associazione fondata da don Ciotti che lotta contro mafie e illegalità. «Abbiamo costruito un rapporto umano oltreché professionale. Mi ha affidato memorie, documenti, materiale prezioso» spiega Angrisani.
Lo spettacolo si sviluppa attorno a due figure: Cristina e lo zio Luigi. «Sono due solitudini che attraversano il dolore. Due sopravvissuti a una notte che ha cambiato tutto». Mattia, pur non essendo fisicamente in scena, è una presenza costante. «Paradossalmente è sempre lì».
Uno dei momenti più intensi del percorso di costruzione dello spettacolo è stato l’incontro con lo zio: «Non aveva mai parlato per trent’anni. Quel giorno ha raccontato tutto. È stato un piccolo miracolo».

La drammaturgia
Da quel racconto nasce una drammaturgia rispettosa e profondamente umana. «Ho cercato di restituire il dolore di chi è sopravvissuto senza tradirlo. E la messa in scena è una riflessione sul dolore e sulla possibilità di attraversarlo».
C’è anche una dimensione civile. «Il caso Toffanin non è una storia locale. E lo spettacolo capovolge un clichè rispetto alle mafie che non sono così lontane da noi». Fare teatro civile oggi, però, è complesso: «Viviamo in un clima culturale che non facilita questi percorsi, soprattutto per chi lavora in modo indipendente».
Eppure il progetto ha coinvolto professionisti importanti che «hanno creduto nello spettacolo, ed è stato fondamentale».
L’allestimento di Angrisani porta inevitabilmente tracce del linguaggio cinematografico.
«Una contaminazione evidente» spiega il regista che sottolinea la sua provenienza dal cinema. E nel cinema continua a lavorare.

Resta il problema della distribuzione nei circuiti teatrali importanti: «Stiamo programmando nuove date, pure fuori dal Veneto. L’obiettivo è arrivare a un pubblico più ampio. Speriamo per l’autunno». Il teatro, secondo il regista, deve tornare a essere uno spazio vivo «più vicino alla realtà». “In fondo al buio” va in questa direzione. «È uno spettacolo che chiede allo spettatore di confrontarsi». Con il dolore. E con la memoria. Resta sospesa una domanda: cosa significa, oggi, fare i conti con una verità che non è mai arrivata?
Ingresso 15 euro nella biglietteria del Teatro o su Liveticket.
Il trailer
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