A 30 anni dalla legge contro la violenza sessuale le donne tornano in piazza

(ANSA) - ROMA, 14 FEB - Da 30 anni in Italia lo stupro è un reato contro la persona. ll 15 febbraio del 1996 entrava in vigore la legge contro la violenza sessuale che abrogava gli articoli del Codice Rocco, risalente al periodo fascista, che definivano lo stupro delitto contro la moralità pubblica e il buon costume. La nuova legge identifica il reato come delitto contro la persona, una riforma espressione della rivoluzione culturale e sociale che ha riguardato la sessualità della donna nella società moderna. E' quanto sottolinea Livia Turco, presidente della Fondazione Nilde Iotti, che domani sarà in piazza per partecipare ad una delle manifestazioni indette, in varie città d'Italia, dai Centri antiviolenza, dalle donne Democratiche e dalla Cgil per celebrare l'anniversario e dire no al ddl Bongiorno: "perché non si arretra sui diritti e sulla libertà delle donne, e il Ddl Bongiorno rischia di produrre un arretramento grave nella definizione e nella tutela contro lo stupro, tornando a un'impostazione che, di fatto, rimette sotto processo chi subisce violenza" dice Livia Turco. "Non si può snaturare la legge del 1996 che fu costruita - ricorda l'ex ministro della Solidarietà sociale e poi della Sanità - attraverso una forte alleanza tra le donne di tutti i partiti. Quelle donne decisero che non era più sopportabile che la violazione del corpo femminile fosse considerato questione di Buon costume e di morale" . Per arrivare alla legge del '96, aggiunge Livia Turco , "sono servite dure battaglie nel paese e una mobilitazione che portò alla raccolta di 300:000 firme oltre a centinaia di manifestazioni ,a discussioni Parlamentari infuocate come quella nel 1980 che portò la coraggiosa parlamentare comunista Angela Bottari a dimettersi da relatrice della legge". "Sono serviti venti anni e tante legislature - prosegue - per superare la protervia maschile e maschilista presente in Parlamento ed arrivare al 1995-1996 quando, con un atto di coraggio, le parlamentari si unirono, scrissero insieme la legge e poi la sottoposero alla attenzione del Parlamento sotto lo sguardo complice e benevolo della Presidente della Camera Nilde Iotti". "Il risultato - dice ancora Livia Turco - fu un provvedimento che colloca i reati di violenza sessuale tra i delitti contro la libertà personale; unifica gli atti di violenza sessuale tra i delitti contro le libertà personali; unifica i reati di violenza e di atti di libidine violenta; ai fini di procedibilità prevede la querela di parte prevedendo l'irrevocabilità; prevede il reato di violenza di gruppo; prevede una pena autonoma e più grave per la violenza nei confronti dei minori di 10 anni; riserva particolare attenzione alle norme processuali al fine di coniugare l'accertamento della verità alla tutela della privacy". Secondo l'ex ministro "con la legge 66 fu scritta una pagina inedita di autonomia e di coraggio femminile. Da allora molte leggi hanno rafforzato l'autonomia ed i diritti delle donne, in particolare le misure di protezione come la norma che stabilisce che lo stupro è la negazione del consenso delle donne e c'è stupro dove non c'è consenso. Norma approvata alla Camera da tutti i gruppi ma stravolta al Senato dalla proposta della Senatrice Giulia Bongiorno". "Andiamo in piazza per ribadire che senza consenso c'è stupro - conclude Livia Turco -e ricordare che la premier Giorgia Meloni prima a sostenuto la norma e poi l'ha abbandona a tutela della cultura patriarcale presente tra i suoi Parlamentari e nel suo mondo. Un comportamento inaffidabile e sostanzialmente indifferente alle sorti delle donne italiane". (ANSA).
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