Anni di chemio ma tumore non c'era, condannata l'Azienda ospedaliera di Pisa

Risarcirà 470.000 euro a una paziente che ebbe terapie per la diagnosi sbagliata

(ANSA) - PISA, 08 GEN - La corte di appello di Firenze ha condannato l'Azienda ospedaliero universitaria pisana (Aoup) a risarcire una donna di 47 anni con oltre 470.000 euro, una cifra aumentata rispetto alla condanna precedente del tribunale di Pisa che era stata di 295.000 euro, per colpa di una diagnosi sbagliata di tumore all'intestino che aveva spinto la paziente a curarsi con pesanti terapie antitumorali in realtà non necessarie. La vicenda inizia nel 2006 quando la donna si rivolge all'ospedale di Volterra (Pisa) per un intervento ortopedico: gli esami della pre-ospedalizzazione rivelano una difformità nella conta dei globuli bianchi e l'operazione viene rinviata con i referti trasmessi, appunto all'Aoup, che dopo una biopsia midollare e intestinale diagnostica un linfoma non Hodgkin indolente, tipo Malt, a prevalente localizzazione intestinale. Così dal gennaio 2007 al maggio 2011 la paziente si sottopone a ripetuti trattamenti con chemioterapia, cortisone e steroidi, finché una nuova biopsia effettuata a Genova esclude la presenza del tumore. Dopo un tentativo stragiudiziale non riuscito la signora ha chiamato a rispondere dell'operato la Aoup davanti al tribunale civile di Pisa, ma l'azienda si è difesa affermando che si trattava di un quadro clinico complesso, difficile da diagnosticare e rivendicando comunque la correttezza della terapia praticata. Tuttavia la consulenza tecnica disposta dal tribunale ha stabilito che non vi fosse necessità di curare la paziente in quel modo perché l'ipotesi di linfoma non era avvalorata né dai risultati di esami e visite, né dai sintomi lamentati dalla paziente. Alla fine la sentenza della Corte d'Appello ha stabilito un'invalidità permanente del 60% e non del 40%, come deciso dal tribunale in primo grado, e riconosciuto la "personalizzazione del danno" a seguito dello stravolgimento che la 47/enne ha subito non solo dal punto di vista psicologico ma anche nella vita quotidiana. La 47enne lavorava come assicuratrice e fu costretta a ridurre il suo impegno professionale, inoltre le ritirarono perfino la patente di guida. (ANSA).

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