Appello ribalta sentenza su fine vita, restituito risarcimento ad asl

Il caso a Trieste per un paziente colpito da ictus, i figli non volevano cure

(ANSA) - TRIESTE, 13 GEN - La Corte d'appello di Trieste ha accolto il ricorso presentato dall'Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina ribaltando la sentenza di primo grado che aveva condannato l'asl al risarcimento del danno, stimato in 25mila euro, riconoscendo un caso di violazione del diritto all'autodeterminazione del paziente. A ricorrere alla giustizia erano stati i due figli di Claudio de' Manzano, 84 anni, ricoverato all'ospedale di Cattinara a ottobre 2018 a seguito di un ictus: "allettato e in condizioni di severa disfagia e afasia globale - ricostruisce la sentenza - veniva sottoposto a idratazione e nutrizione artificiale tramite sondino naso-gastrico". La figlia, Giovanna Augusta, aveva depositato ricorso al Tribunale di Trieste per essere nominata amministratrice di sostegno e aveva chiesto la sospensione delle cure, cosa che non era avvenuta. A fine gennaio l'uomo era stato trasferito in una casa di cura, in regime privato, dove si era proceduto alla progressiva rimozione dei dispositivi di sostegno vitale, fino alla morte per arresto cardiaco a febbraio. Secondo i giudici di secondo grado, "le perplessità dei sanitari devono ritenersi tutt'altro che pretestuose, non contenendo né il primo ricorso né la nomina dell'Ads alcuna ricostruzione circa l'effettiva volontà dal paziente ed essendo la decisione di sospensione delle terapie all'evidenza irreversibile; ciò ancor più in quanto il decreto di nomina dell'Ads non faceva espresso riferimento alla sospensione della nutrizione e idratazione, che avrebbe portato alla morte del paziente nel giro di qualche giorno". Oltre alla restituzione del risarcimento, la Corte condanna i figli a pagare le spese processuali sostenute da Asugi. "Preso atto della motivazione addotta dalla Corte d'Appello, non posso che riservarmi di formalizzare nei termini a ciò concessi il ricorso alla Corte di Legittimità", afferma la legale dei figli, avvocata Silvia Piemontesi. "La battaglia giudiziaria - aggiunge Giovanna Augusta de' Manzano - è motivata dalla volontà di tutelare tutte quelle persone che oggi o domani si troveranno nella condizione di sofferenza e di violazione dei diritti in cui si è trovato mio padre". (ANSA).

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