Arriva nelle sale un documentario su Regeni a 10 anni dalla scomparsa

Diretto da Manetti sarà al cinema dal 2 al 4 febbraio, l'anteprima a Fiumicello
Una manifestazione nel ricordo di Giulio Regeni

«Ho riconosciuto mio figlio dalla punta del suo naso». Una frase indelebile nella memoria di quanti hanno seguito la vicenda del dottorando Giulio Regeni, scomparso il 25 gennaio 2016 al Cairo dove si trovava per uno studio sui sindacati egiziani commissionato dall’Università di Cambridge.

Una frase pronunciata dalla madre Paola Deffendi davanti al corpo senza vita trovato abbandonato in una strada alla periferia della capitale egiziana il 3 febbraio 2016. «Tutto il male del mondo», Paola Deffendi ha poi aggiunto di aver visto in quel figlio di 28 anni dalle membra straziate. Un’espressione definitiva che sentenzia senza possibilità di appello una tragedia inspiegabile, e al momento ancora non compiutamente spiegata, per l’ostruzionismo delle autorità egiziane.

Giulio Regeni, scomparso il 25 gennaio 2016 a Il Cairo e ritrovato senza vita il 3 febbraio successivo
Giulio Regeni, scomparso il 25 gennaio 2016 a Il Cairo e ritrovato senza vita il 3 febbraio successivo

E così il titolo dell’unico documentario che fino ad oggi è stato realizzato per raccontare questa storia, capace di smuovere l’opinione pubblica internazionale, è proprio “Giulio Regeni: tutto il male del mondo”. Un documentario che avrà la sua anteprima il 25 gennaio prossimo, nel giorno dei dieci anni dalla scomparsa, a Fiumicello Villa Vicentina, paese d’origine di Giulio Regeni, già liceale a Trieste. È Fiumicello Villa Vicentina il luogo dove ogni anno centinaia e centinaia di persone si ritrovano per ricordare Giulio e rilanciare la battaglia per la verità sulla sua morte. Alla proiezione saranno presenti, oltre ai genitori Claudio Regeni e Paola Deffendi, e alla loro avvocata Alessandra Ballerini, il regista Simone Manetti, gli autori Emanuele Cava e Matteo Billi, e i produttori Agnese Ricchi e Mario Mazzarotto.

Il documentario segue la storia processuale dell’omicidio di Giulio Regeni, facendo emergere responsabilità, omissioni e verità negate dal governo e dagli inquirenti del Cairo, che non solo oscurarono l’implicazione dei servizi segreti nell’incarcerazione, nella tortura e nell’assassinio del ricercatore, ma hanno fatto in modo che dopo 27 udienze, 40 testimoni e 17 mesi di discussioni in aula, il 21 ottobre scorso il processo venisse sospeso a causa di un’eccezione avanzata dalle difese degli imputati, quattro ufficiali della National Security Agency egiziana.

La sentenza è comunque prevista, e nella tensione dell’attesa questa testimonianza narrativa e visiva si inserisce come monito. «Confidiamo - dichiara la famiglia Regeni - che la diffusione di questo documentario possa fare conoscere la nostra lunga battaglia per ottenere verità e giustizia e possa fare comprendere tutto il male che abbiamo dovuto affrontare e gli ideali che ci hanno animati. Ci auguriamo che la consapevolezza di “tutto il male del mondo” che si è abbattuto su Giulio e su di noi, possa renderne più difficile la sua reiterazione, che pure sappiamo compiersi, spesso nell'impunità, ai danni dei molti Giuli e Giulie del mondo».

Sono proprio le interviste a Paola e Claudio Regeni, insieme all’avvocata Ballerini, a raccontare in prima persona nel documentario questa vicenda, ricostruita intrecciando i due livelli di una storia intima, privata e famigliare, e di quello che è diventato subito un caso di rilievo internazionale, politico e diplomatico, legato al controverso rapporto tra le democrazie occidentali e i regimi autoritari del Nord Africa e del Medio Oriente. Materiale d’archivio dei principali network internazionali, che documentano le rivolte, i colpi di Stato e il contesto politico dell’Egitto contemporaneo, si affiancano a riprese originali nei luoghi che Giulio Regeni frequentava al Cairo, e nelle aule di tribunale, dove sono intervenuti a testimoniare, tra gli altri, il premier all’epoca dei fatti, Matteo Renzi, con i ministri Roberto Gentiloni e Federica Guidi, e Maurizio Massari, ex ambasciatore italiano in Egitto.

Non solo dentro, ma anche fuori dalle aule di giustizia, Paola e Claudio Regeni hanno incontrato in questi dieci anni di battaglia per la verità moltitudini di politici, in Italia e in Europa, ottenendo in cambio promesse a loro avviso sistematicamente disattese. Ma sono stati per contro sostenuti e incoraggiati dal Popolo giallo, un movimento di migliaia di persone, tra privati cittadini ed esponenti della cultura e dello spettacolo, che hanno manifestato, e continuano a farlo, in tutto il Paese, contribuendo a tenere viva la memoria di Giulio. «Abbiamo deciso di fare questo documentario – chiude il regista Simone Manetti - perché raccontare Giulio Regeni oggi significa tenere aperta una domanda di giustizia che riguarda tutti. Continuare a raccontare la sua storia non è una scelta ma un dovere».

“Giulio Regeni: tutto il male del mondo” è prodotto da Ganesh e Fandango, che lo distribuirà nelle sale italiane il 2, 3 e 4 febbraio.

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova