Aumentano i prezzi della Scala, loggionisti sul piede di guerra

(ANSA) - MILANO, 03 GIU - Sono sul piede di guerra i loggionisti, o almeno una parte dei loggionisti della Scala dopo che sono usciti i nuovi prezzi di biglietti e abbonamenti per la prossima stagione. Aumenti ulteriori oltre a quelli già annunciati per i posti 'vip' in platea. Alcuni sono aumenti dichiarati, come quello per l'abbonamento di prima galleria per dieci opere che è passato da 960 a 1050 euro (in crescita del 10% circa), altri sono cambi di categoria come 36 biglietti di prima fila centrale della seconda galleria centrale che sono stati 'promossi' allo stesso prezzo di quelli centrali di prima galleria e sono quindi passati da 100 euro a 130. Aumenti ancora più alti per alcuni posti nei palchi: l'ultima fila nei palchi centrali in quart'ordine passa per le opere più costose da 110 a 200 euro. Vero è che altri posti a visibilità ridotta sono stati 'declassati' (anche in platea) ma si tratta comunque in generale di incrementi. Nelle pagine social dei loggionisti c'è chi parla di gentrificazione o peggio: "Il biglietto riservato a spettatori con disabilità è stato portato da 80 a 130 euro in un colpo solo, tradendo la funzione pubblica e sociale che una fondazione lirico-sinfonica sostenuta dallo Stato dovrebbe garantire per statuto" c'è chi dice riferendosi all'aumento dello scorso anno. La lamentela è che si preferiscono i turisti (danarosi, disposti a spendere e poco inclini alle contestazioni a uno spettacolo che non piace) a discapito degli spettatori fedeli. "Un teatro per ricchi" sintetizzando. "Ora c'è l'iniziativa per far venire i milanesi alla Scala per la prima volta, con uno sconto del 50% del biglietto, ma se i prezzi sono questi sarà anche l'ultima" c'è chi ironizza. E arrivano proposte: da quella dello 'sciopero' dell'abbonamento a quella di rivolgersi alla Corte dei Conti. "Una politica dei prezzi che caccia dalla sala il pubblico popolare non urta soltanto contro il buon gusto: contraddice - ha scritto nel suo blog Massimiliano Vono - la ragione pubblica per cui lo Stato, il Comune e la Regione versano ogni anno decine di milioni. Il contributo pubblico non è un dono incondizionato: è il corrispettivo di una funzione sociale che, espellendo i suoi spettatori più fedeli, il teatro rischia di tradire". Intanto domani il sovrintendente Fortunato Ortombina sarà ad un incontro con gli 'Amici del loggione', forse una prima occasione per chiarire. (ANSA).

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova