Campagna 'Just evolve', non usate le parole della disabilità per offendere

(ANSA) - ROMA, 13 MAR - Per la Giornata Mondiale sulla sindrome di Down, il 21 marzo, CoorDown-Coordinamento delle associazioni delle persone con sindrome di Down lancia la campagna internazionale "Just evolve" (Basta evolversi) per chiedere di far diventare un lontano ricordo del passato le parole della disabilità usate per offendere. "Quando la disabilità viene usata come insulto, come metafora per degradare, come dispositivo narrativo per far ridere, - spiegano i promotori - le persone vengono ridotte a simboli e scorciatoie emotive. E questo ha conseguenze concrete: rafforza stereotipi, legittima discriminazioni, rende più difficile se non impossibile la piena partecipazione alla vita sociale. Nel mondo anglosassone, si usa il termine 'retarded' (conosciuto anche come 'R-word' per chi vuole evitare di pronunciarlo). In Italia, espressioni come 'ritardato' o 'mongoloide' portano con sé lo stesso carico di stigma. Questi termini non sono neutri ma producono un danno reale sulle persone con sindrome di Down e su tutte le persone con disabilità". "Siamo consapevoli che - sottolinea Martina Fuga, presidente di CoorDown - che il 90% delle volte che le persone usano queste parole non è per offendere direttamente le persone con disabilità. Ma il loro utilizzo contribuisce a creare un contesto culturale che associa la disabilità a incapacità, fallimento e marginalità. Vogliamo chiedere a ogni persona che ancora oggi pronuncia queste espressioni dannose di smettere. Non perché 'non si può più dire niente'. Ma perché appartengono al passato". Della campagna fa parte anche il film 'Just evolve', dove con un tono sarcastico il protagonista, un giovane con sindrome di Down, spiega a un uomo fiero della propria 'libertà d'espressione' il motivo per cui 'parola con la R' non andrebbe più usata. Sullo schermo si susseguono esempi storici disgustosi, assurdi, crudeli e che oggi sono solo un ricordo come lavare il bucato con l'urina, applicare sopracciglia con pelo di topo oppure vendere la propria moglie al mercato. "Così come ci siamo lasciati alle spalle quei comportamenti si possono smettere di usare tutte le altre parole offensive sulla disabilità, basta evolversi e andare avanti. Perchè se le si continua a usare, come appare nel film, allora - concludono - è come continuare a lavare i panni con l'urina". (ANSA).
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