Canevari, tra fede e consumo, tra Rinascimento e contemporaneità

(di Francesco De Filippo) (ANSA) - TRIESTE, 17 FEB - Il titolo della mostra di Paolo Canevari - "God Year" - può sembrare blasfemo. In realtà la caduta di una "o" e la frattura tra le due parole trasforma in "idea di Giubileo", in "crinale delle contraddizioni tra sacro e profano, fede e consumo" il nome di una delle più note industrie di pneumatici, la Goodyear, intesa come personificazione di progresso tecnologico e capitalismo ma anche di rifiuto inquinante, emblema del petrolio e, perché no, dello sfruttamento. D'altronde, la stessa ragione sociale dell'industria, Goodyear, è un simbolo visto è ispirata al nome dell' inventore del processo di vulcanizzazione della gomma, Charles Goodyear (1800-1860). Quella materia-spirito non è la sola contraddizione nella personale dell'artista romano: le sue opere ed installazioni, una ventina, dove lo pneumatico è il protagonista assoluto, allestite nella Pinacoteca Comunale di Città di Castello, nel cinquecentesco Palazzo Vitelli alla Cannoniera, mette a "confronto diretto la memoria con il peso simbolico delle opere rinascimentali", come indica lo stesso Canevari. Insomma, la crocifissione rappresentata da Raffaello Sanzio nello stendardo della Santissima Trinità si riflette nell'uomo nudo incatenato a uno gigantesco pneumatico; l'antica pala della Madonna in trono col Bambino, opera del Maestro di Città di Castello, si confronta con una Madonna in legno del XV secolo la cui aureola è uno pneumatico. Confronti che piacciono e hanno riscosso attenzione visto che la mostra, curata da Lorenzo Fiorucci e aperta il 15 Novembre, avrebbe dovuto chiudere il 15 Febbraio scorso e invece è stata prorogata e accosterà i battenti a metà aprile. "Lavorare con lo pneumatico è per me anche una forma di meditazione sulla nostra epoca - spiega Canevari - Il dialogo con maestri come Raffaello o Luca Signorelli non è una contrapposizione, ma un attraversamento: la materia contemporanea si carica di una tensione spirituale, mentre il passato si rivela sorprendentemente attuale". È un invito "a guardare il museo non come un luogo chiuso nella contemplazione del passato, ma come uno spazio vivo, capace di interrogare il nostro tempo". (ANSA).
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