Caso cecchini Sarajevo, la cronista sull'indagato, "testimonianze agghiaccianti"

(ANSA) - PORDENONE, 04 FEB - "Siamo di fronte a un nuovo filone, ugualmente e fors'anche più agghiacciante del precedente, ma con protagonisti diversi: potrebbero essere i nostri vicini di casa". Lo ha detto all'ANSA, la giornalista Marianna Maiorino volto noto delle Tv locali del Pordenonese, che ha intervistato la donna le cui testimonianze hanno permesso agli investigatori milanesi di dare una svolta nell' inchiesta sui cecchini di Sarajevo, indagando un uomo del Pordenonese. Un uomo che "chi lo ha conosciuto - dice la cronista - definisce 'spregevole', 'estremamente malvagio' e 'di cui avere molta paura', 'appassionato di armi, di estrema destra e cattolico', che amava affermare pubblicamente di indossare la camicia nera come una bandiera". Maiorino, nel luglio 2025, postò un video su Youtube per denunciare quanto accaduto in Bosnia nel 1993, molti mesi prima che si diffondessero le indiscrezioni giornalistiche sull'apertura dell'inchiesta di Milano. Ed è a lei che la teste avrebbe riferito dei raccapriccianti racconti di Sarajevo, in cui l'uomo si vantava della "caccia". E' "un'altra tipologia di cecchini - spiega la giornalista, che è stata sentita dai Ros - Non i liberi professionisti facoltosi di cui si parlò in autunno. Queste sono persone della media borghesia che potrebbero, appunto, essere tranquillamente i vicini di casa di ognuno di noi. Sono italiani. Il soggetto al centro della denuncia che ho raccolto vive in provincia di Pordenone. All'epoca dei fatti aveva una cinquantina d'anni ma non era affatto ricchissimo, è una persona comune all'apparenza - ha spiegato - Un amante della caccia e delle armi che, nei fine settimana, con il proprio armamentario, saliva in auto per andare nella ex Jugoslavia ma non per cacciare animali: andava a cacciare umani". "Quest'uomo aveva molti contatti nei Balcani, che frequentava costantemente per motivi di lavoro - riferisce Maiorino - Proprio dai Balcani, provenivano merci dirette all' azienda per la quale lavorava e tra gli imballaggi pare che, di tanto in tanto, spuntassero delle armi. L'uomo, secondo il racconto della nostra fonte, sarebbe rimasto anche coinvolto, all'epoca dei fatti, in un presunto traffico d'armi, ma non è chiaro per quali finalità e di quale entità". Il "presunto cecchino del weekend, non è dato sapere se facesse parte di un gruppo o se si muovesse da solo - conclude la cronista - Di certo nei Balcani era di casa e lì aveva i contatti che gli servivano". (ANSA).
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