Dare un nome dopo 80 anni ai caduti del sommergibile Scirè

Università di Bari e Trieste faranno analisi sui resti per identificarli

(di Daniela Uva) (ANSA) - BARI, 18 FEB - Potrebbero riavere un nome dopo oltre 80 anni i resti dei sessata militari italiani, o almeno di alcuni di loro, che il 10 agosto del 1942 nel pieno della seconda guerra mondiale, furono attaccati della Marina britannica e affondarono a bordo del sommergibile Scirè mentre erano in viaggio verso Haifa. Grazie ad un'intesa con l'Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa, le università Aldo Moro di Bari e di Trieste, analizzeranno i resti per tentare di ricostruirne l'identità. I corpi di due delle vittime, il capitano commissario Egil Cherisi e il secondo capo Eugenio Dal Ben, furono ritrovati qualche giorno dopo l'affondamento e seppelliti con l'onore delle armi ad Haifa, per poi essere rimpatriati nel 1965. Altri 42 corpi furono recuperati con il contributo di nave Anteo della Marina militare e rientrarono in Italia, nel porto di Bari, il 15 ottobre 1984. Dichiarati 'ignoti', furono tumulati nel Sacrario militare dei caduti d'Oltremare del capoluogo pugliese. Gli ultimi 16 riposano ancora a circa 35 metri di profondità in quello che è considerato uno dei simboli della seconda guerra mondiale e riconosciuto qualche mese fa per legge Sacrario militare subacqueo. Il sommergibile Scirè fu varato nel 1938 ed entrò in servizio l'anno successivo. Fu poi insignito, il 28 aprile del 1943, della medaglia d'oro al Valor militare e nel 2002 fu sigillato. L'approvazione lo scorso maggio della legge che lo ha riconosciuto come sacrario militare subacqueo, con l'obiettivo di "onorare i marinai italiani che hanno perso la vita in un conflitto mondiale per responsabilità dei regimi nazionalsocialista e fascista", è stata accompagnata da diverse polemiche dal momento che il sommergibile è considerato simbolo della X Mas, la flotilla che al comando di Junio Valerio Borghese portò a termine l'impresa di Alessandra, colpendo e affondando nella notte del 18 dicembre del 1941 le corazzate britanniche Queen Elizabeth e Valiant e la petroliera Sagoma con i 'siluri a lenta corsa'. Secondo l'intesa firmata oggi, l'università di Bari si occuperà degli esami antropometrici, quella di Trieste condurrà invece l'analisi del Dna. Per fare questo i due atenei riceveranno in consegna 14 delle 42 cassette ossario contenenti i resti affinché venga effettuato uno studio di fattibilità. Le salme saranno infine censite e sistemate a cura dell'Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della difesa. Per il rettore di UniBa, Roberto Bellotti, "restituire un'identità ai resti dei militari italiani deceduti durante la seconda guerra mondiale è un passo significativo per onorare la loro memoria". (ANSA).

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