Ex Ilva: appello contro stop area a caldo, la Corte si riserva
(ANSA) - TARANTO, 30 APR - La Corte d'Appello di Milano si è riservata di decidere sui ricorsi presentati da Adi in As e Ilva in As avverso la decisione del Tribunale lombardo che ha disposto la sospensione dell'attività dell'area a caldo per il 24 agosto nell'ambito dell'azione inibitoria promossa da 11 cittadini aderenti all'associazione Genitori Tarantini. L'avv. Maurizio Rizzo Striano, che assiste i cittadini ricorrenti insieme all'avv. Ascanio Amenduni, spiega che la seconda udienza di ieri è stata dedicata all'esame dei motivi di impugnazione formali proposti dalle aziende". Questi "non riguardavano il merito della causa, cioè se l'accertamento da parte del Tribunale circa l'attuale pericolosità degli impianti per la salute, ma una serie infinita di cavillazioni secondo le quali la nostra azione non poteva essere accolta dal Tribunale per difetto di giurisdizione, per essere l'iquinamento provocato da condotte poste in essere prima dell'entrata in vigore dell'inibitoria collettiva (maggio 2021), perchè la vendita a privati non sarebbe più possibile se la Corte di Appello confermasse la decisione del Tribunale, con pregiudizio di tutti i creditori di AdI, perchè non si poteva disporre la disapplicazione dell'Aia". Per Rizzo Striano "AdI e Ilva sperano che almeno una di questi motivi di impugnazione sia accolta dalla Corte con la conseguenza dell'annullamento della decisione del Tribunale. Noi invece abbiamo sostenuto che tutte queste questioni siano respinte perchè totalmente infondate". Se la Corte, commenta il legale, "respingerà questi motivi fissera una nuova udienza per trattare il merito della causa e cioè se il Tribunale abbia o meno commesso un errore nel ritenere tuttora pericolosa l'attività produttiva autorizzata dalla nuova Aia e se noi abbiamo ragione nel sostenere che la sospensione debba invece essere immediata senza la concessione di nessun ulteriore termine, come ha fatto il Tribunale. Questa decisione dovrebbe arrivare entro un paio di settimane". Se, invece, "i tempi saranno più lunghi - conclude - significa che la Corte sta scrivendo una decisione di rigetto della nostra inibitoria ed ha bisogno di più tempo per scriverne le motivazioni". (ANSA).
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