Flotilla: attivisti, tenuti in un campo di concentramento galleggiante

Salvetti e Bundi: 'Anche in un regime carcerario duro sai i tuoi diritti, lì no'

(ANSA) - FIRENZE, 22 MAG - "Tecnicamente siamo stati in un campo di concentramento galleggiante in mezzo al Mediterraneo: non è un termine che usiamo con leggerezza, ma dal momento in cui una persona ti punta un mitra e ti sequestra portandoti in un luogo in cui non hai nessun diritto. In un regime carcerario duro sai quali sono i tuoi diritti. Noi in quel momento non eravamo coperti da nessuna convenzione internazionale, non sapevamo da quali diritti eravamo coperti. Eravamo persone senza documenti a cui era stato dato un numero, dentro a dei container circondati dal filo spinato in mezzo al Mediterraneo, senza acqua, cibo o una toilette, con persone che ci sparavano addosso pallini". Lo raccontano Dario Salvetti e Antonella Bundu, attivisti fiorentini della Flotilla appena rientrati da Israele, in una conferenza stampa convocata questa mattina per raccontare la loro esperienza. "Qualsiasi cosa che abbiamo vissuto - hanno aggiunto - è nulla rispetto a quello che vivono ogni giorno i palestinesi, e noi abbiamo vissuto tutto questo nel privilegio di sapere che prima o poi sarebbe finito". "Abbiamo saputo che c'è stata indignazione per le immagini di Ben Gvir, dei prigionieri sequestrati e seduti per terra ma è stato uno dei momenti più leggeri - hanno spiegato ancora -. Qualsiasi spostamento facessimo eravamo sempre ammanettati con delle fascette e sempre con la testa abbassata. A volte ti tenevano la testa così in basso che non riuscivi a camminare. Ognuno di noi ha vissuto cose simili ma diverse, ognuno di noi è stato torturato in maniera diversa. Sappiamo dell'uso di taser su persone bagnate, al collo o sui genitali, sappiamo di molestie sessuali, che hanno sparato sulle persone con dei pallini. Abbiamo visto gente implorare per allargare le fascette perché avevano le mani che stavano sanguinando. Ci hanno sparato con il cannone ad acqua un liquido giallo per spingerci nei container con il filo spinato. Poi ti riprendono in video e sono fieri di questo. In continuazione risuonava l'inno di Israele". E ancora, "nella prima parte ci hanno maltratto e nella seconda ci hanno torturato perché fossimo noi a chiedere di andare via, così che loro potessero avere una copertura legale per non ammettere di averci rapiti". Per Salvetti e Bundu, quanto ci è avvenuto "era tutto rivolto al loro interno, per parlare al loro paese, una narrazione per la società distopica che c'è in Israele. Sono loro che hanno trasformato la flotilla in una forza all'interno della geopolitica mondiale". (ANSA).

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