Imma, la campionessa paraolimpica che ha sconfitto i pregiudizi

(di Carmine Bonanni) (ANSA) - NAPOLI, 25 MAR - "L'ostacolo più grosso verso l'emancipazione? Il pregiudizio. E' qualcosa che, purtroppo o fortunatamente, ti fa crescere o ti fa fermare. Dopo l'incidente ho dovuto combattere innanzitutto con quello che la gente pensava sulla disabilità. Per me è stato veramente qualcosa di forte. Però allo stesso tempo lo sport mi ha dato la possibilità di alzarmi e combattere". Imma Cerasuolo è una nuotatrice napoletana. Un incidente in motorino nel 1999, quando aveva 19 anni, ha trasformato i sogni olimpici di questa ragazza in sogni paraolimpici. Ha partecipato ai Giochi nel 2004 ad Atene, vincendo un'oro e un argento, nel 2008 a Pechino e del 2012 a Londra. Adesso insegna grafica all'Istituto tecnico superiore Archimede di Ponticelli. La sua testimonianza, insieme a quelle di altre donne, ha caratterizzato il 'Processo all'emancipazione femminile. Il tuo nome, Donna', che il Comune di Napoli e l'associazione di avvocati In Vela Veritas hanno organizzato nella sede del Municipio partenopeo. Gli studenti del Galileo Ferraris di Scampia sono stati protagonisti di un procedimento virtuale contro l'emancipazione femminile. "Il ruolo di docente, al di là di quello di sportiva - spiega Imma all'ANSA - è qualcosa che serve ad aprire nuovi mondi, nuovi sguardi, perché spesso siamo fermi e questi pregiudizi poi ti portano a reagire con la violenza. Io cerco di insegnare ai miei alunni che si può fare altro, la parola può ferire di più e parlare può aiutare di più. Io sono nata e cresciuta al parco Conocal, dove la criminalità è all'ordine del giorno. E' una realtà che mi ha forgiato". La sua storia è stata raccontata anche in teatro. "Il regista Luciano Melchionna - racconta la campionessa paraolimpica - in un monologo ha rappresentato le mie paure. E la voglia di tornare ad essere libera. Lo sport ci aiuta ad essere liberi. Noi siamo nati dall'acqua, l'acqua è qualcosa che elimina tutte le barriere. In acqua non lasci scia. Luciano ha saputo interpretare bene questa mia esigenza. Il nuoto mi ha insegnato ad essere libera e resiliente". L'incidente in motorino non ha cancellato gli obiettivi di Imma. "Quando mi sono operata, mi sono detta: questa è come una gara, sto sul blocco di partenza e devo vincere. Il mio sogno a 14 anni era quello di diventare una campionessa, a 19 sono diventata disabile ma volevo continuare ad essere una campionessa. La parola 'para' davanti a 'olimpiadi' ha spaventato i miei genitori, anche in questo caso per un pregiudizio. Mi dicevano che non avrei potuto nuotare con un solo braccio. Li ho portati in questo mondo e invece mi hanno ringraziato. Quel grazie per me è stato il fuoco che mi ha fatto arrivare all'Olimpo di Atene e continuare". (ANSA).
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