Morì dopo il taser, ai domiciliari i tre che lo pestarono prima del fermo

'Il decesso fu causato dall'uso di cocaina assunta prima dell'aggressione'

(ANSA) - PESCARA, 21 GEN - Scattano gli arresti domiciliari per i tre uomini ritenuti responsabili dell'aggressione ai danni di Riccardo Zappone, 29enne di Pescara morto il 3 giugno 2025. Il decesso avvenne in ospedale, dopo che il giovane accusò un malore nei locali della questura, dove era stato portato per essersi opposto all'intervento della polizia. Gli agenti furono anche costretti a utilizzare il taser e inizialmente si pensò che l'uso del dispositivo potesse aver contribuito alla morte, circostanza poi esclusa dall'autopsia. Gli arresti dei tre uomini - 61, 55 e 37 anni - sono stati eseguiti dalla squadra Mobile, su delega della Procura. Per i tre l'accusa è di lesioni gravi. Le indagini, condotte con la collaborazione di testimoni e con la visione delle immagini di numerosissimi sistemi di videosorveglianza, hanno permesso di ricostruire le ultime ore di vita del giovane. Secondo quanto ricostruito dalla Questura, il 29enne, circa un'ora prima dell'intervento della polizia, aveva assunto un'ingente quantità di droga e aveva subito un pestaggio da parte dei tre, uno dei quali armato di bastone, che lo avevano picchiato brutalmente in strada, di fronte a passanti e automobilisti. La Questura ha anche diffuso un video, contenente i momenti concitati della violenta aggressione. La Procura aveva chiesto la misura cautelare nei confronti dei tre, per il reato di omicidio preterintenzionale o, alternativamente, per quello di lesioni personali gravi, richiesta poi rigettata dal gip. Il pm aveva quindi proposto appello al Tribunale del Riesame dell'Aquila. Nel frattempo, gli esiti definitivi dell'autopsia avevano chiarito che la morte era dovuta a un' "intossicazione acuta da cocaina", escludendo altre cause, compresa quella del trauma toracico emersa in un primo momento dall'autopsia. Il Tribunale del Riesame aveva poi disposto la misura degli arresti domiciliari, ma l'esecutività del provvedimento era rimasta sospesa in attesa del pronunciamento della Cassazione, a cui gli indagati avevano presentato ricorso. Lunedì la Suprema Corte ha rigettato il ricorso e ieri pomeriggio è stata data esecuzione all'ordinanza del Tribunale dell'Aquila. (ANSA).

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