Moto Perpetuo, una mostra diffusa per parlare di diritti e migrazioni

Le immagini di Max Cavallari nelle strade di San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna

(ANSA) - BOLOGNA, 28 GEN - Una mostra fotografica diffusa per parlare di migrazione e impegno civile: dal 31 gennaio 'Moto Perpetuo' proporrà nelle strade di San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna, dieci anni di lavoro di Max Cavallari, fotografo documentarista che lavora al fianco di Ong impegnate nel soccorso e nella tutela dei diritti umani, tra cui Sos Méditerranée e Sos Humanity. La mostra presenta trenta immagini distribuite nello spazio urbano come una mappa diffusa: grandi manifesti affissi in diversi punti della città portano il racconto del viaggio migratorio nel tessuto quotidiano, una mappa - che si potrà anche fruire dal proprio cellulare con un QRcode su ogni affissione - darà le posizioni delle altre immagini esposte. Dalle rotte del mare ai confini terrestri, dai luoghi di transito ai centri di accoglienza, 'Moto Perpetuo' restituisce il movimento umano come condizione permanente, fatta di attese, attraversamenti, sospensioni e resistenza, e racconta un moto che non si arresta con l'arrivo, ma si trasforma nei labirinti dell'accoglienza e nei tempi dilatati dell'attesa. Il lavoro è accompagnato da un testo critico di Azzurra Immediato, progetto grafico di Gaia Degli Esposti. Presentazione ufficiale della mostra sabato 31 gennaio (ore 10) in Sala di Città. "I cittadini potranno osservare delle fotografie cariche di significato mentre svolgono normali gesti quotidiani, vanno a fare la spesa, accompagnano i figli a scuola, si recano al lavoro o aspettano un autobus - spiega l'assessore alla cultura, pace e diritti civili Juri Guidi - Questa mostra ci chiede di rallentare e di assumerci una responsabilità: quella dello sguardo. Il moto perpetuo delle migrazioni non è un fenomeno forse fisicamente lontano da noi ma attraversa il nostro presente. Portare queste immagini negli spazi pubblici significa riconoscere l'umanità dei gesti di soccorso, di attesa e di resistenza, e ribadire che pace e diritti non sono concetti astratti ma pratiche quotidiane. Significa anche affermare con chiarezza che l'accoglienza è un valore, non un errore. La mostra racconta l'impegno di Ong, Collettivi, Associazioni, a cui Max Cavallari partecipa in prima persona, e insieme, le storie, i volti e le traiettorie di vita delle persone migranti". (ANSA).

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