Niente appello per Bigliettopoli, confermata assoluzione Muttoni

"Intercettazioni come la lebbra: passato da 500 chiamate al giorno a cinque"

(ANSA) - TORINO, 23 APR - Giulio Muttoni, all'epoca dei fatti patron della società promotrice di eventi Set Up Live, tre giorni fa ha visto chiudersi davanti alla Corte d'Appello di Torino il processo Bigliettopoli. "Non nascondo un po' di amarezza. Ho dovuto rinunciare alla mia attività professionale, chiudere tre aziende, le due principali multinazionali con cui lavoravo mi hanno abbandonato dalla mattina alla sera, con una telefonata", dice a Repubblica dopo che i giudici di secondo grado hanno dichiarato "inammissibile" il ricorso presentato dalla procura contro la sua assoluzione in primo grado. Una decisione conseguenza della rinuncia all'appello da parte della procura generale, che ha valutato come non sussistenti i presupposti per proseguire l'azione penale. Diventa così definitiva l'assoluzione del 26 marzo dello scorso anno. "Qualcuno mi è stato vicino, molti sono scomparsi - prosegue Muttoni, intercettato 38.000 volte -. Le intercettazioni sono come la lebbra: sono passato da 500 chiamate al giorno a cinque. Ho sfoltito la agenda". "L'unica fortuna è che nel 2019, al primo avviso di garanzia, avevo 66 anni. Ormai sono in pensione, sarebbe sciocco provare a rientrare in quel mondo. Ma chiederò giustizia verso chi mi ha cancellato e trattato come un mostro, nonostante un rapporto quotidiano fatto di amicizia, confidenze e attenzioni su problemi personali" conclude su Repubblica. (ANSA).

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova