Occorsio, una mostra a Roma racconta il giudice ucciso dai neofascisti

Esposte le fonti, anche inedite, delle indagini per la ricerca della verità

(di Agnese Ferrara) (ANSA) - ROMA, 12 MAR - A cinquant'anni dall'attentato che costò la vita al magistrato, fu ucciso a Roma il 10 luglio del 1976 con 32 colpi di mitra mentre era nella sua automobile a pochi metri da casa, la Fondazione Vittorio Occorsio, in collaborazione con l'Archivio di Stato di Roma, ha realizzato la mostra 'Vittorio Occorsio. Il coraggio della giustizia 1976-2026', allestita nella sala Alessandrina dell'Archivio di Stato di Roma fino al 23 aprile. Un notevole percorso espositivo che ricostruisce, mostrandone le fonti, i passaggi fondamentali del lavoro investigativo del giudice attraverso documenti, atti processuali, immagini e materiali d'archivio, molti dei quali inediti. Un percorso che mette in luce la biografia di Occorsio per attraversare alcune delle pagine più complesse della storia repubblicana che vanno dallo scandalo Sifar alla strage di Piazza Fontana, dalle indagini sul processo a Ordine Nuovo agli intrecci eversivi che univano il terrorismo nero, la loggia massonica P2 e la criminalità organizzata della nascente banda della Magliana. I primi a visitarla oggi sono stati gli studenti delle scuole medie e degli istituti superiori italiani accolti in un meeting a loro riservato affinché la memoria storica sia viva anche nelle nuove generazioni. "Abbiamo deciso di dedicare ai ragazzi la prima giornata di apertura della mostra per il desiderio di restituire soprattutto a loro la complessità degli eventi che hanno segnato la vita collettiva del nostro Paese tra gli anni Settanta e gli Ottanta", ha detto Susanna Occorsio, figlia del magistrato. "La mostra è il racconto dei passaggi cruciali della storia d'Italia attraverso il lavoro di chi, in anni segnati da tensioni politiche, terrorismo e violenza, cercava di far emergere la verità con costante impegno e applicazione della legge". "La verità va difesa ogni giorno e non va nascosta mai, non dobbiamo mai avere paura di difenderla", ha commentato una studentessa dell'istituto tecnico Vittorio Emanuele II Bruno Chimirri di Catanzaro, intervenuta durante il meeting. "Il nostro obiettivo è stato rappresentare non solo l'assassinio di Vittorio Occorsio, ma anche le sue indagini e le motivazioni per cui è stato assassinato. Vogliamo ricordare, con la forza delle fonti, che la ricerca della verità giudiziaria non riguarda solo i processi, ma è anche responsabilità verso la storia del Paese - ha sottolineato Michele Di Sivo, curatore della mostra a già direttore dell'Archivio di Stato di Roma. - Carte e materiali d'archivio permettono di entrare dentro quel tempo e rivivere il clima in cui maturarono quelle indagini. Il percorso espositivo inizia dalla fine, cioè dall'omicidio, mettendo in mostra nella prima bacheca un mitra, come quello che fu usato per uccidere il giudice, insieme ad una toga vuota e a nove volantini a firma di Ordine Nuovo, che furono ritrovati sul suo corpo e nell'auto. Perché questa scelta? Perché la violenza politica dei neofascisti che lo uccisero, quanto quella delle Brigate Rosse che poi uccisero Moro, si basa sulla deumanizzazione della vittima. La deumanizzazione della vittima è il terrorismo e così l'antiterrorismo deve recuperare l'aspetto umano delle vittime". Dopo Roma, l'esposizione toccherà altre città italiane - tra cui Milano, Firenze, Napoli, Palermo e Cagliari - proseguendo il suo percorso di divulgazione storica e civile fino al 2029, anno del centenario della nascita del magistrato. I documenti esposti provengono dall'Archivio di Stato di Roma; dall'Archivio di Stato di Firenze; da Rai Teche; dal ministero dell'Interno - Dipartimento della Pubblica Sicurezza - Direzione Centrale per la Polizia Scientifica e la Sicurezza Cibernetica - Servizio Polizia Scientifica; dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia e dalla famiglia Occorsio. (ANSA).

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