Quindicenne seviziato a Torino scrive pezzo rap per sfogare rabbia

(ANSA) - TORINO, 16 MAR - Abusato, segregato e picchiato da tre coetanei la notte di Halloween, un quindicenne del Torinese oggi in comunità ha scritto un brano rap per esorcizzare l'incubo e sfogare la sua rabbia, 'La notte che non rideva': "Non sai cosa vuol dire essere bullizzati e stare dentro un inferno". La vicenda è riportata sulle pagine locali di Torino del quotidiano La Repubblica. Anche i suoi aguzzini sono in una comunità, come misura cautelare decisa dalla procura dei minori. Andranno a processo fra un mese: hanno 14 e 15 anni e affronteranno il rito abbreviato. Le accuse sono violenza privata, sequestro di persona e violenza sessuale ai danni di persona "incapace per infermità". Infatti "sapevano dei limiti intellettivi" della loro vittima, che ha un disturbo dell'apprendimento e un deficit di attenzione. Invece se la caverà con la messa alla prova una terza 'amica' sedicenne, presente la sera del sequestro ma accusata solo di violenza privata. La prima canzone della vittima parte con "sono stato picchiato alle 3 di notte dentro un bagno". Poi prosegue ripercorrendo quella "notte che non rideva": "Non sai cosa vuol dire avere un coltello puntato alla gola, essere rasati a zero". Dalle indagini è emerso che il giovane prima era stato segregato in un bagno di un alloggio di Torino per due ore, poi filmato, minacciato con un cacciavite e sottoposto ad abusi sessuali. Quindi era arrivata la ragazza che girava il video mentre gli altri due gli rasavano capelli e sopracciglia. Quindi uno scappellotto, lo spray per ambienti spruzzato in testa. La serata era poi continuata lungo la Dora, dove il quindicenne ha dovuto prima bagnarsi sotto una fontanella e poi immergersi nel fiume a torso nudo. Solo la mattina dopo è stato liberato, e dalla stazione di Porta Nuova ha chiamato la madre raccontandole tutto. (ANSA).
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