Riccardo Muti e l'orchestra Cherubini nel carcere di Milano-Opera

Sabato 10 gennaio il concerto con gli 'strumenti del mare'

(ANSA) - MILANO, 05 GEN - Dopo i concerti a Lampedusa e Ravenna, nel 2024, Riccardo Muti e la sua Orchestra Giovanile 'Luigi Cherubini' tornano in concerto con gli 'strumenti del mare' creati dai detenuti con i leghi delle barche dei migranti. Grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo e Confcommercio, l'appuntamento è sabato 10 gennaio nel carcere di Milano-Opera, nei cui laboratori di liuteria quegli strumenti sono nati grazie all'impegno della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti e al suo progetto Metamorfosi. "Anche in coloro che hanno commesso delitti efferati o hanno percorso strade sbagliate, ho colto la disponibilità ad aprirsi alla bellezza", osserva il Maestro Muti, che si è spesso impegnato per concerti nelle carceri, ritenuti "esperienze profonde e straordinarie dal punto di vista umano". "Gli strumenti del mare - continua Muti - mi hanno emozionato da subito - legni di morte che sono stati trasformati in messaggeri di speranza. Tenendo insieme tutti questi significati, il concerto racchiuderà un altissimo messaggio morale, spirituale e sociale". "Sono grato al Maestro Muti - sottolinea Arnoldo Mosca Mondadori, presidente della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti - per dare voce, attraverso l'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini che suonerà con gli strumenti del mare, a ogni persona migrante e ogni persona detenuta affinché, attraverso l'arte e la bellezza, possa crescere una cultura che si opponga a quella dello scarto e dell'indifferenza". "Questo concerto si fa ponte tra la comunità penitenziarie e la società civile - commenta Rosalia Marino, direttore del carcere di Opera - dimostrando come la cultura possa migliorare la qualità della vita anche in un contesto difficile come il carcere, se le è riconosciuto un ruolo di primo piano ed è resa accessibile a tutti. È una preziosissima occasione per ribadire la funzione del carcere nell'educare e riabilitare, e non solo punire, chi vi è detenuto, senza mai perdere di vista la loro identità come persone. Il personale e i detenuti hanno contribuito con grande entusiasmo alla preparazione di quest'evento, a dimostrazione di quanto cultura e bellezza siano potenti strumenti del cambiamento, capaci di riconfigurare il carcere". (ANSA).

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