Sir Ben Kingsley in Wonder Man, 'Trevor Slattery vi sorprenderà'

(di Lucia Magi) (ANSA) - LOS ANGELES, 26 GEN - Gandhi, Dalí, Adolf Eichmann o Itzhak Stern, il contabile polacco che aiuta Schindler a compilare la sua lista: Sir Ben Kingsley - 82 anni, di cui oltre 50 davanti alla macchina da presa - ha dato vita a decine di figure memorabili. Tra queste, ce n'è una che è rimasta con lui più a lungo delle altre. Tredici anni, per la precisione. Si tratta di Trevor Slattery alias il 'Mandarino', che l'attore di Manchester ha interpretato per la prima volta nel 2013 in 'Iron Man 3' e che ora torna a impersonare in 'Wonder Man', nuova serie dell'Universo Marvel, dal 28 gennaio su Disney+. "È un ruolo che non ho cercato, mi è arrivato per invito. Un'offerta allettante, perché mi metteva nei panni di una straordinaria creatura simile a un pugnale a doppia lama, con due facce", riflette Sir Kingsley in un'intervista con l'ANSA a Los Angeles. Slattery, attore in disgrazia assoldato per interpretare il terrorista leader dei Dieci Anelli, è alla sua quarta trasposizione cinematografica. Apparso per la prima volta nel terzo capitolo di Iron Man, è tornato l'anno dopo nel cortometraggio 'Viva il re' di Drew Pearce, poi nel 2021 in 'Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli' di Destin Daniel Cretton. "Proprio Daniel, insieme ad Andrew Guest, mi ha coinvolto in questa nuova meravigliosa avventura da condividere con Yahya. Sono stato felice di dare una vita extra a Trevor/Mandarino, per esplorare sfumature rimaste nascoste finora", dice il premio Oscar, minuto e composto, con occhiali da sole neri e rotondi. Seduto al suo fianco, svetta come un colosso gentile Yahya Abdul Mateen II, che nelle otto puntate interpreta l'eroe eponimo, Simon Williams alias Wonder Man. Annuisce e sorride con garbo ai complimenti del collega leggendario "È Yahya che ha tirato fuori nuovi strati del personaggio. Hanno sorpreso persino me e spero sorprenderanno il pubblico", conclude Kingsley. Nella miniserie i due, così diversi per accento e stazza, sono alla ricerca di fortuna in una Hollywood molto reale. Simon è un attore emergente che si prepara per una parte importante, ma il suo ruolo viene cancellato da un ripensamento dello sceneggiatore proprio quando lui è già sul set e ha straziato di domande regista e colleghi, in un'ironica esagerazione del metodo Strasberg. Licenziato ancor prima di dire una battuta, si rifugia al cinema, dove incontra un vecchietto arzillo e rumoroso, che riconosce come Slattery. È proprio lui a fargli sapere che in città ci sono i provini per il remake di un classico dei supereroi: Wonder Man. "Recitare per me è un rifugio. La vita vera fa paura. Fare l'attore mi permette di vivere tutte le esperienze, sapendo però che a fine giornata sarò al sicuro", riflette Abdul Mateen, che è stato Black Manta nei film di Aquaman, l'attivista Bobby Seale nel dramma storico-giudiziario 'Il processo ai Chicago 7' e che ha vinto un Emmy come Doctor Manhattan nella miniserie 'Watchmen'. L'ironia non cinica con cui l'ultima serie Marvel mostra i 'wannabe actors' di Los Angeles smonta anche la cosiddetta "superhero fatigue", cioè la disaffezione dei fan verso film e serie sui supereroi. "Parte di questa stanchezza non è dovuta al genere in sé, ma al fatto che vengano raccontate sempre le stesse storie", dice ad ANSA il co-creatore Guest. "Per essere convincente, una storia deve puntare sui personaggi. Robert Downey Jr. nei panni di Iron Man, per esempio, è stato un rischio, ma ha dato i suoi frutti. Volevo tornare a quel principio fondamentale del Marvel Cinematic Universe: cercare l'inaspettato. Simon Williams è inedito. Per lui i superpoteri sono quasi un ostacolo al sogno di diventare un attore affermato. Ma insieme a Trevor impara a fare sacrifici e la cifra del loro eroismo sta tutta lì: forse non prendono a pugni i cattivi e non combattono nemici, ma si salvano a vicenda". (ANSA).
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