Smantellato a Olbia traffico internazionale di monete antiche

Operazione dei carabinieri, sette indagati tra Sardegna e Bologna

(ANSA) - TEMPIO PAUSANIA, 25 MAR - Una rarissima moneta d'oro di epoca sardo-bizantina, una dei quattro esemplari che esistono al mondo, è stato rinvenuta e sequestrata a Olbia dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Cagliari. Raffigurante l'immagine di San Michele Arcangelo, coniata dalla zecca di Lucca sotto il regno di Carlo Magno, la moneta venne trovata in Sardegna negli anni Novanta, spezzata in tre parti che vennero rimesse insieme da un orafo in maniera impropria. Sparita per anni, è ricomparsa sul mercato della ricettazione ed esportazione di monete di valore archeologico e grazie al lavoro di indagine dei carabinieri, coordinati dalla Procura di Tempio Pausania, è stata sequestrata proprio mentre avveniva la sua cessione. Il sequestro, come spiegato in una conferenza stampa dal procuratore Gregorio Capasso, si inserisce in una più vasta operazione denominata Numisma e avviata nel giugno 2022. Sette gli indagati. Tutto è partito dall'individuazione, durante un'asta estera, di 36 rare monete d'oro di epoca sardo-bizantina. Alcune di queste monete erano facilmente riconoscibili poiché erano state studiate e pubblicate nel 1996 da un noto numismatico di Sassari, elemento che ha fatto subito sospettare un'uscita clandestina dal territorio italiano. L'operazione ha riguardato le città di Sassari e Bologna, dove i militari dell'Arma hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo. Sequestrati conti correnti utilizzati per la raccolta dei ricavi illeciti, oltre ad altri rapporti finanziari per circa 250mila euro. Le monete venivano vendute in tutto il mondo. Sono stati effettuati sequestri anche in Spagna e Austria in case d'asta specializzate che non erano a conoscenza della provenienza illecita degli oggetti. Tra il 2022 e il '24 il gruppo ha piazzato sul mercato italiano ed estero oltre 1.500 lotti di monete antiche, di cui la maggior parte di epoca punica, romana, bizantina presentavano interesse archeologico, oltre ad essere sprovviste di documentazione di provenienza, generando un giro d'affari stimato in mezzo milione di euro. (ANSA).

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