'Son regina e sono amante', recital con Rosa Feola a Santa Cecilia

Il 7 gennaio tutto Niccolò Piccinni con la Cappella Neapolitana

(ANSA) - ROMA, 05 GEN - Le parole di Didone "Son regina e sono amante" danno il titolo al recital che l' Accademia Nazionale di Santa Cecilia propone il 7 gennaio sul destino delle figure femminili del teatro di Niccolò Piccinni (1728-1800), uno degli ultimi grandi esponenti della scuola musicale napoletana. A guidare il pubblico in questo viaggio sarà il soprano Rosa Feola, 'diva' di questo repertorio, accompagnata dalla Cappella Neapolitana e dal direttore Antonio Florio. L'appuntamento è alle 20:30 nella Sala Sinopoli dell' Auditorium Parco della Musica. Rosa Feola ha vinto nel 2025 il prestigioso Premio Abbiati del Disco 2025 nella categoria Repertorio solistico proprio grazie all'album "Son regina e sono amante", registrato con la Cappella Neapolitana diretta da Florio e incentrato sullo stesso repertorio. La serata su svilupperà seguendo un itinerario che attraversa Italia e Francia, lingue colte e vernacolari, tradizione napoletana e influenza europea, svelando un ritratto sorprendente del compositore barese. Il recital parte proprio da Napoli e si conclude a Parigi, così come l'esistenza dei coniugi Piccinni, e prende in considerazione i tre ambiti principali in cui il compositore eccelse tra i suoi contemporanei: l'opera comica in lingua napoletana, l'opera seria e sentimentale italiana, la tragédie lyrique francese. Per il musicista il legame con la moglie si rivelò cruciale: se Niccolò Piccinni divenne un celebrato autore nel suo secolo, e l'unico italiano capace di contrastare la supremazia di Gluck nell'opera europea, parte di merito va alla moglie Vincenza Sibilla. Lei cantava soltanto musica composta dal marito, facendola circolare nei principali teatri. Ma soprattutto Sibilla sapeva interpretare queste arie meglio di ogni altro cantante, poiché assecondava minuziosamente le indicazioni del marito. Nel suo ultimo anno di vita, Piccinni volle organizzare un ultimo concerto nella sua casa rivolto a pochi fedeli amici e allievi, e sua moglie Vincenza cantò per lui una antologia di arie che percorse tutto il suo catalogo, dall'antica Zenobia napoletana del 1756 fino al "sublime Sogno di Atys": proprio come nel programma eseguito da Rosa Feola. (ANSA).

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova