Strumento made in Italy predice chi svilupperà Alzheimer in tre anni

Progetto Interceptor per un milione di italiani con declino cognitivo

(ANSA) - ROMA, 08 APR - Messo a punto uno strumento, che si avvale di algoritmi, per predire chi, tra le persone a rischio in quanto già con un lieve declino cognitivo in atto, si ammalerà di demenza, in particolare di Alzheimer, entro tre anni. È il risultato del progetto italiano Interceptor, coordinato da Paolo Maria Rossini, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione dell'Irccs San Raffaele di Roma, in stretta collaborazione con Istituto Superiore di Sanità, Policlinico Gemelli Irccs, Irccs Istituto Neurologico Besta, Irccs San Raffaele di Milano e Irccs Fatebenefratelli di Brescia. Interceptor è stato promosso e finanziato dall'Agenzia Italiana del Farmaco in collegamento con il ministero della Salute. Lo studio, pubblicato su Alzheimer's & Dementia, svela che lo strumento è molto accurato nell'individuare i soggetti destinati ad ammalarsi. Il cervello invecchia normalmente a partire dai 50/60 anni. Vi sono però persone che, pur non avendo una demenza vera e propria, presentano un invecchiamento cerebrale patologico detto deterioramento cognitivo lieve (Mci). Secondo le stime dell'Iss, in Italia sono quasi 1 milione e ogni anno circa 100.000 individui di questo gruppo si ammalano di demenza. Le stime indicano infatti che fino al 50% delle persone con Mci finisce per ammalarsi. L'altra metà tende a mantenere una piena autonomia anche sul piano professionale e sociale. Ecco perché è cruciale identificare chi, tra quanti vivono con Mci, finirà per ammalarsi, in particolare nel breve termine e cioè entro 2-3 anni. Il progetto ha coinvolto oltre 350 individui con Mci, seguiti per circa 3 anni in 19 centri in Italia. Durante lo studio, il 29,6% dei partecipanti ha sviluppato una qualche forma di demenza e il 22,4% l'Alzheimer. Sulla base dei dati raccolti, i ricercatori dell'Iss hanno sviluppato un modello predittivo che tiene conto di vari parametri tra cui biomarcatori di demenza e fattori genetici quali il genotipo ApoE. Il modello consente una stima personalizzata della probabilità di ammalarsi entro tre anni e anche di predire chi, tra quanti soffrono di Mci, ha un rischio basso, intermedio o alto di ammalarsi. Lo strumento è pensato per essere usato nella pratica clinica e nei contesti di sanità pubblica. In futuro potrebbe anche essere usato per capire a chi eventualmente prescrivere i nuovi trattamenti che potranno entrare in uso in Italia. (ANSA).

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