Uno Bianca: Roberto Savi a 'Belve', 'ci chiedevano di uccidere'

'Capolungo andava eliminato, era un ex carabiniere dei Servizi dell'Arma'

(ANSA) - BOLOGNA, 05 MAG - "Loro ce la mettevano tutta, ma non ci trovavano, non ci prendevano". Lo dice Roberto Savi, ex poliziotto e insieme al fratello Fabio uno dei capi della banda della Uno bianca, in carcere dal 1994, in uno dei passaggi dell'intervista realizzata da Francesca Fagnani per 'Belve' stasera su Raidue. In un'anticipazione diffusa in un reel sui social, Fagnani chiede conto a Savi, condannato all'ergastolo, di parole da lui pronunciate: "'Ad un certo punto della storia si sono inseriti dei personaggi che non sono dei delinquenti, i quali ci hanno garantito la copertura della rete investigativa. Lo ha detto lei". "Mi ricordo di averlo detto". È vero? "Sì". Poi la conduttrice domanda a Savi della rapina nell'armeria di via Volturno, il 2 maggio 1991, in cui Roberto e il fratello Fabio uccisero la proprietaria Licia Ansaloni e il collaboratore, l'ex carabiniere Pietro Capolungo. "Anche qui, non c'era bisogno di uccidere", dice Fagnani. "Capolungo sì", risponde Savi. Perché? "Perché era un carabiniere. Era tutto insieme di cose intrallazzate. Lui era un ex dei servizi particolari dei carabinieri, i servizi segreti del'Arma". Capitava, è la domanda, che faceste qualcosa, qualche azione perché chiesta da altri? Risposta: "Ci sono degli uffici particolari che hanno un apparato e noi eravamo di quelli che, delle volte, appunto, abbiamo fatto quel lavoro lì" Vi hanno chiesto di eliminarlo? Roberto Savi annuisce. (ANSA).

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