Violenze in carcere: ex ispettore Penitenziaria, 'fu un inferno'

(ANSA) - CASERTA, 14 GEN - Un "caos totale", "un inferno". Ecco cos'era per l'imputato Raffaele Piccolo, ispettore della polizia penitenziaria oggi in pensione, il carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) il giorno della violenta perquisizione avvenuta il 6 aprile 2020, in pieno lockdown Covid, durante la quale quasi trecento agenti si resero responsabili di pestaggi e violenze ai danni di circa altrettanti detenuti del reparto Nilo. Piccolo ha reso testimonianza in aula, durante il maxi-processo in corso a Santa Maria Capua Vetere. Fu proprio Piccolo a guidare con altri ispettori il gruppo dei 40 agenti interni che avviò la perquisizione nelle celle della terza sezione del reparto Nilo; e la sua testimonianza non è dissimile da quella di tanti altri suoi colleghi, in servizio nel carcere casertano al momento dei fatti, tra questi anche l'allora comandante della Penitenziaria Gaetano Manganelli, che hanno accusato i poliziotti provenienti dall'esterno, in particolare dalle carceri di Secondigliano e Avellino, di essere i reali responsabili dei pestaggi. Agenti che, come emerge dai video, avevano quasi tutti la tenuta antisommossa con caschi, mascherina e manganelli. Un'aria quasi "da resa dei conti" tra diversi gruppi della Penitenziaria, quella che si respira al maxiprocesso con 105 imputati che si sta avviando verso la fase decisiva. "Gli esterni non rispondevano a nessuno, erano autonomi" - ha ricordato Piccolo - che però ha dato anche qualche ulteriore e rilevante indicazione, affermando che anche tra i suoi uomini "qualcuno si fece trasportare dagli esterni, commettendo violenze ai danni dei detenuti". (ANSA).
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