Zerocalcare, 'insicuro da sempre, non ho ricette per la felicità'

(dell'inviata Cinzia Conti) (ANSA) - GIFFONI VALLE PIANA, 18 LUG - "Io evidentemente sono una persona impicciata, lo sono sempre stato e le storie che racconto parlano proprio di questi impicci qua. E quello su cui si agganciano i pischelli che incontro è esattamente questo, il senso di inadeguatezza, di insicurezza, di fragilità, eccetera. E quindi in realtà poi mi trovo spesso a non sapere che rispondere, nel senso che qualcuno pensa che siccome parlo di queste cose, abbia in mano, non so, o più conoscenza o le risposte. Ma non ho nessuna idea, non ho nessun consiglio da dare, perché altrimenti se avessi dei consigli starei molto meglio di dove sto...". Zerocalcare con la sua solita franchezza romana prova a sottrarsi, ma non c'è niente da fare: il suo è uno degli incontri più gremiti a Giffoni. E i ragazzi di domande gliene fanno davvero tantissime. Perché nei suoi lavori e nella sua creatività c'è davvero tutto o moltissimo di quello che serve a chi si affaccia alla vita e questo mondo un po' storto ha la forza e la voglia di raddrizzarlo: l'insicurezza sì, ma anche l'impegno civile e la narrazione di una politica che non si distoglie da quella della storia. E ancora la memoria da coltivare (vedi il G8 di Genova), i conflitti accesi negli angoli del mondo. L'autore di Due Spicci, la serie animata targata Netflix che chiude la trilogia iniziata con Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo racconta quali sono state le scintille che lo hanno portato dove è adesso. Zerocalcare suggerisce Les Lascars, una serie di corti ambientati nelle banlieue francesi che lo hanno letteralmente folgorato. "Ho sempre prestato attenzione alle storie degli ultimi - ha detto - Uso il mio linguaggio per spingere la gente a interessarsi a tematiche che sono distanti da loro. Viviamo in un tempo in cui non ci sono orizzonti a cui guardare. Gli anni Settanta erano diversi, ma forse anche in quel caso c'erano troppe lenti di fascinazione. Di sicuro ora è crollato tutto". Una delle domande è sull'influenza della cultura punk: "Mi ha influenzato un botto - sottolinea -. La regola base è do it yourself, cioè le cose fattele da solo e non c'è neppure bisogno che siano perfette". C'è poi il rischio di essere frainteso: "Penso di essere molto didascalico. E sinceramente l'idea di essere frainteso mi terrorizza, per questo penso con cura ad ogni sillaba e provo a perimetrare il mio messaggio. Questo rappresenta un danno da un punto di vista artistico, perché va sempre lasciato un margine di interpretazione per il lettore. Ma nel mio caso è anche difficile distinguere l'opera dal personaggio". Zerocalcare ribadisce: "Vivo un grande senso di frustrazione. Sono stato educato e sono cresciuto ispirato da valori alti e da una spinta all'azione. Questo si evince da parte dei miei lavori. Essere felici è impossibile? Non ne ho idea. Mi sono sempre dato un alibi per giustificare perché non ero felice. Ho inseguito l'altrove, l'irrisolto, l'ansia. Al vuoto si sopravvive, ma vi invito a capirne i motivi il prima possibile". Poi ci sono la questione curda, la Palestina, la coscienza antifascista, la potenza della lettura come strumento per acquisire consapevolezza. E i progetti per il futuro? "Per ora prendo fiato dopo Due spicci". Infine il suo consiglio a tutti i timidi: "Quando ero ragazzino, se arrivava mia madre oppure un amico, coprivo sempre il foglio e non volevo fargli vedere quello che disegnavo, il mio consiglio a un ragazzo timido che non riesce a portare avanti un suo progetto, una sua aspirazione gli direi di circondarsi di persone intraprendenti. Nel senso che a me è stato questo quello che ha fatto differenza. Io non avevo coraggio di mandare la roba mia e un mio amico l'ha mandata al posto mio a un editore. Ma questo vale per tutto nella vita: io non sono uno che fa succedere le cose". (ANSA).
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