Due secoli di manifesti nell’ex chiesa di Santa Margherita di Treviso
Gli spazi dell’edificio nel cuore di Treviso ospitano le oltre 50 mila grafiche pubblicitarie della collezione Salce. Al centro della navata un tempo frequentata dagli eremitani agostiniani un caveau blindato custodisce le opere più preziose

La sua natura di chiesa si riconosce nel grande fronte a capanna, nel rosone al centro, nelle due finestre alte e strette che lo affiancano. Il fianco lungo corre compatto lungo la strada, in mattoni, con la misura severa degli edifici medievali. Nel cuore di Treviso, a pochi passi dall’omonima riviera sul Sile, Santa Margherita si presenta così.
All’interno si apre un’unica aula, alta e profonda.
Le travi in legno si susseguono con regolarità, guidando lo sguardo lungo la navata, mentre la luce dall’alto evidenzia le discontinuità della muratura. Si distinguono le parti ricucite, quelle ricostruite, quelle riportate alla luce dal lungo restauro concluso nel 2020.
La storia
Santa Margherita fu una chiesa centrale nella Treviso medievale, parte del complesso conventuale degli eremitani agostiniani edificato tra la fine del Duecento e il secolo successivo. L’aula unica si chiudeva in tre cappelle absidali rettilinee; le pareti erano interamente affrescate e le cappelle accoglievano sepolture di facoltose famiglie.
La chiesa fu anche luogo di riferimento per gli esuli fiorentini in città, come testimonia anche la prima sepoltura, qui, di Pietro Alighieri, figlio di Dante. Dopo secoli di splendore, le soppressioni napoleoniche del 1806 diedero inizio a trasformazioni che alterarono profondamente l’assetto originario.
La chiesa fu sconsacrata e svuotata: dispersi gli arredi, manomesse le cappelle, demolito il campanile; l’aula adattata a usi militari fu poi avviata a parziale demolizione.

Proprio allora, nel 1882, l’abate Luigi Bailo scoprì in una cappella le Storie di Sant’Orsola affrescate da Tomaso da Modena e, con mezzi precari e tra l’indifferenza generale, ne attuò lo stacco, salvando oltre centoventi metri quadrati di affresco dalla distruzione. Oggi il ciclo è conservato al Museo di Santa Caterina, mentre nell’abside ricostruita di Santa Margherita una proiezione ne ricompone virtualmente la collocazione originaria.
Il ’900 aggiunse un’ulteriore frattura: il bombardamento di Treviso del 7 aprile 1944 distrusse tre lati del chiostro, ma nel dopoguerra l’edificio venne ricostruito riportandolo alle proporzioni medievali. E dopo essere stato per decenni una palestra e per altri un luogo inutilizzato, dal 2021 è la sede principale del Museo Nazionale Collezione Salce, che qui concentra le funzioni conservative e una parte significativa dell’allestimento espositivo.
Il patrimonio Salce
Qui ha trovato casa il fragile patrimonio cartaceo nato dalla passione del trevigiano Ferdinando Salce (1877-1962), che iniziò a 18 anni a raccogliere manifesti fino a riunirne quasi 25 mila. Donata allo Stato alla sua morte, la collezione si è ampliata con ulteriori acquisizioni, superando oggi i 50 mila esemplari e costituendo così la più ampia raccolta italiana di grafica pubblicitaria, una delle più rilevanti in Europa.

I manifesti documentano l’evoluzione della comunicazione visiva tra ’800 e ’900: l’industria, il turismo, lo sport, il costume, la costruzione dell’immaginario moderno. Ogni esemplare è stato fotografato, catalogato e inserito in una banca dati, mentre negli ampi spazi dell’edificio sono stati allestiti spazi di studio e un laboratorio di restauro.
Al centro della navata un grande parallelepipedo blindato a doppia altezza custodisce la collezione: un autentico caveau climatizzato e protetto, dove i manifesti sono conservati in cassettiere metalliche movimentate da un sistema informatizzato. Sopra una piattaforma espositiva praticabile: una superficie sospesa nello spazio storico, pensata per allestimenti temporanei e per restituire la scala dell’architettura antica accanto all’infrastruttura contemporanea che custodisce la collezione. Da dove lo sguardo misura l’aula dall’alto, nel perimetro disegnato da pietre medievali, passione collezionistica e tecnologia che racconta il Novecento.
Un Magico Inverno, omaggio ai Giochi
Fino al 29 marzo Santa Margherita ospita “Un Magico Inverno”, mostra di manifesti storici e cimeli sportivi che documentano la nascita delle stazioni sciistiche alpine, l’evoluzione degli sport invernali e l’immaginario della montagna. In omaggio ai Giochi Olimpici invernali, nell’abside è anche esposta la torcia olimpica di Cortina 1956.
Per informazioni www.collezionesalce.beniculturali.it.
Le mostre temporanee a San Gaetano
Il Museo Nazionale Collezione Salce si articola in due sedi nel centro storico di Treviso. A pochi minuti da Santa Margherita, un'altra ex chiesa, quella intitolata a San Gaetano, ospita le sale dedicate alle mostre temporanee, con percorsi monografici e tematici che consentono la rotazione dei manifesti e l’approfondimento storico della grafica pubblicitaria tra Ottocento e Novecento. Un autentico paradiso per appassionati e semplici curiosi.
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