Adinolfi sull’unione dei sindaci Basso e Bazzo: «Fratelli d’Italia e Lega sono ancora contrari ai “matrimoni” gay?»

Il presidente del Popolo della Famiglia Marino Adinolfi commenta la notizia sulla coppia più famosa della politica friulana che il 27 giugno si unirà civilmente 

Mario Adinolfi
Mario Adinolfi

“Sono francamente stupito e irritato. 'Ognuno può amare chi gli pare' dice il mantra del XXI secolo e chi sono io per contraddirlo. Trascorro le mie giornate nel quadrante di Nord-Est del Paese, sono candidato alle suppletive della Camera nella cattolicissima provincia di Padova dominata come è noto dalla Lega di Luca Zaia. Spostandomi di qualche chilometro nel Friuli dominata da un altro leghista, Massimiliano Fedriga, leggo che due sindaci si sposano, uno di Fratelli d'Italia e l'altro proprio leghista. Guardo la foto e sgrano gli occhi: due uomini? Alessandro è addirittura sindaco di Pordenone, capoluogo friulano, è meloniano e leggo che si unirà 'in matrimonio' con il leghista Loris".

Lo dichiara Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia e candidato alla Camera alle suppletive in provincia di Padova, in merito alla vicenda dei due sindaci gay, il meloniano Alessandro Basso, primo cittadino di Pordenone, e il leghista Loris Bazzo sindaco di Carlino, pronti a unirsi civilmente a Pordenone

Unione civile a Pordenone per la coppia dei sindaci Basso e Bazzo
Loris Bazzo e Alessandro Basso convoleranno a nozze il 27 giugno

"Prima notazione ai giornali: non è un matrimonio. Ci battemmo nelle piazze come Popolo della Famiglia, allora con Fratelli d'Italia e la Lega, per far sì che la legge Cirinnà non avesse nulla a che fare con il matrimonio e con la famiglia, tanto che il riferimento costituzionale non è all'articolo 29 che definisce la famiglia come 'società naturale fondata sul matrimonio', ma all'articolo 2 che si rivolge alle 'formazioni sociali particolari'. Dunque- prosegue Adinolfi- Alessandro e Loris non sono sposi, non si uniscono in matrimonio, non formeranno una famiglia.

 

Sono due politici appartenenti evidentemente a due partiti che stanno tradendo i loro principi, che legittimamente vogliono visivamente dimostrare di appartenere al 'centrodestra moderno' abortista, pro eutanasia e favorevole ai falsi diritti lgbt teorizzato proprio da Luca Zaia e Marina Berlusconi". "Speravo che Giorgia Meloni non si unisse alla combriccola ma se uno dei suoi venti sindaci di Comuni capoluogo decide di esporsi in maniera così plateale evidentemente anche in Fratelli d'Italia le idee sul diritto di famiglia non sono più molto chiare.

Credo sia il caso di andare a un chiarimento: Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia sono ancora contrari al 'matrimonio' gay o Luca Zaia e Marina Berlusconi hanno già vinto e la loro linea ufficiale è diventata quella di Alessandro Zan, Nichi Vendola ed Elly Schlein?", conclude Adinolfi.

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