Annabella Martinelli, il profilo Threads e i dubbi sui social: «Serve prudenza: aspettare le indagini»
Il criminologo Borile sul dibattito che si è scatenato in rete dopo la tragedia della studentessa di 22 anni: «Elementi atipici, vanno analizzati. Anche dalle sue frasi sembra una ragazza che è comunque aggrappata alla vita»

Un rapporto strano, difficile e liberatorio quello che Annabella Martinelli aveva con i social network, una vetrina con cui tutti i giovani (e non solo) si presentano al mondo. Proprio il suo profilo Instagram era stato chiuso da qualcuno – probabilmente un parente – dopo che lei era scomparsa. Ma aveva anche un profilo Threads (cioè il social di micromessaggi modello Twitter lanciato da Meta), che ha aggiornato fino all’ottobre scorso.
Ed è qui che molti sono andati a guardare per provare a capire qualcosa di più della personalità di questa ragazza sia nei giorni della scomparsa che dopo il tragico ritrovamento del suo corpo.
L’ultimo messaggio, risalente allo scorso 10 ottobre, mette i brividi solo se riletto però alla luce dei fatti di oggi: «Questa non è la pace che conoscevo», scrive la ventiduenne. Ma ad aver attirato l’attenzione di molti utenti – che l’hanno segnalato e condiviso – è un post dello scorso agosto in una discussione con un altro utente in cui Annabella a un certo punto scrive: «Se crepo o mi succede qualcosa ora sappiamo di chi è la colpa. Di un uomo che non sa accettare il rifiuto ahah». Certo il tono della frase volge all’ironico, ma ha attirato l’attenzione di diversi utenti, che si sono spaccati – come spesso accade sui social – in accese polemiche, in accuse e in speculazioni non supportate da alcun riscontro.
«In questi casi bisogna pensare sempre a da dove e come sono collocati nel tempo queste frasi, in un periodo che non desta sospetto, e in contesto completamente diverso. Serve molta molta prudenza», osserva Simone Borile, criminologo, psicologo forense e giudice esperto del Tribunale di sorveglianza di Venezia, nonché docente al campus Ciels di via Sebastiano Venier.
«A me dà l’idea di una ragazza che con le sue affermazioni è aggrappata alla vita, anzi pensa alla sua eventuale morte solo per mano di qualcun altro e questo è significativo. E la risatina finale, sembra da dove e come è posta appare quasi nervosa».
Quindi secondo lei che tipo di dialogo è stato? «Mi sembra di poter vedere della fragilità, è come se la ragazza fosse in difficoltà e dovesse per forza rispondere a questo soggetto – prosegue il criminologo – Alla luce dei fatti, credo che la polizia postale dovrà indagare a 360 gradi, perché troppi suicidi saliti alla ribalta della cronaca, sono stati invece atti deliberati da chi ha inoltre praticato lo staging ovvero, la messinscena».
Da antropologo che indaga alcuni aspetti della società, perché secondo lei in molti dopo la notizia choc del ritrovamento non vogliono credere a un gesto premeditato? «Perché ci sono delle azioni che stridono con la logica, sono letteralmente incongruenze e atipieche: perché chiudere la bici se poi non la userò più? Perché sfamarsi? Normalmente chi commette un suicidio non mangia prima dell’atto. Un altro quesito riguarda il cellulare, perché riporlo spento dentro lo zaino? – risponde Borile – Ma sono questioni che non hanno senso: chi si toglie la vita dà zero importanza agli elementi materiali e agli oggetti».
Un elemento incongruo è il percorso della giovane: «Il 90% di chi si toglie la vita non percorre di certo 20 chilometri di strada, ma sceglie ambienti vicini o interni all’abitazione o luoghi nell’immediato della dimora – spiega Borile – Ma prima di trarre conclusioni bisogna sempre aspettare le solide basi scientifiche di test ed esami clinici. In questo caso posso dire che il quadro suicidario risulta atipico, alla luce anche del cerotto sulla bocca di Annabella e delle diverse lattine di bibite sparse vicino all’albero. Sono fiducioso che le indagini potranno chiarire ogni aspetto di questa vicenda. Resterà però l’enorme tristezza e il vuoto lasciato da una ragazza che ha interrotto così prematuramente il suo percorso di vita». —
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