
Dieci anni senza Regeni, fiaccole gialle e un minuto di silenzio per ricordare Giulio
Lunga cerimonia per ricordare il ricercatore di Fiumicello, torturato e ucciso il 25 gennaio del 2016. Sul palco anche la cantante Elisa: «Non una commemorazione ma un atto di speranza»
Un minuto di silenzio è stato osservato alle 19.41 nel piazzale dei Tigli a Fiumicello, alla stessa ora in cui 10 anni fa Giulio Regeni inviò il suo ultimo messaggio dal Cairo prima di essere rapito.
Presente la famiglia di Regeni, assieme all'avvocata Alessandra Ballerini, con lo striscione 'Verità per Giulio Regeni'. Il piazzale dei Tigli è stato il punto di arrivo della Camminata dei diritti, un corteo silenzioso che ha attraversato le vie del paese. In testa, una bandiera della pace portata dai bambini.
Subito dopo la famiglia Regeni e, vicino a loro, il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, e la segretaria del Pd, Elly Schlein.

Dopo il minuto di silenzio, con in mano le fiaccole gialle, i numerosi presenti hanno intonato Hallelujah di Leonard Cohen. Al termine, la manifestazione si è sciolta.
La cerimonia per ricordare i 10 anni dalla tortura e uccisione di Giulio Regeni ha preso il via nel primo pomeriggio alla pista del pattinaggio di Fiumicello, il paese del giovane ricercatore.

Il tutto parte dunque con un piccolo spettacolo. Un flash mob dal titolo "10 anni in giallo onde d'urto". Sullo sfondo un gruppo di giovani con un drappo giallo a dare simbolicamente onde. Una serie di scatole gialle vuote vengono portate a una a una sul palco.

«Con il flash mob vogliamo rappresentare la lentezza della giustizia», ha spiegato Marina Tuni, giornalista e co organizzatrice dell'evento. «Le scatole vuote sono i depistaggi, il muro di gomma e tutto quanto noi del popolo giallo abbiamo dovuto sopportare in questi 10 anni. Ora questo muro lo abbatteremo noi».
La lettera di Mattarella
Il sindaco di Fiumicello, Andrea Dijust ha annunciato che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato una lettera di contributo alla manifestazione. Ha sottolineato anche che «10 anni non sono attesa, sono un ritardo». «Chiediamo a tutti i rappresentanti istituzionali di lavorare per verità e giustizia. O almeno di non commettere errori, come ho visto negli ultimi tempi», ha affermato.
Collegata la mamma di Alberto Trentini
Anche la mamma di Alberto Trentini è in collegamento, ha fatto sapere Beppe Giulietti coordinatore di Articolo 21 dal palco. Così anche la famiglia di Ilaria Alpi «da 30 anni senza verità e giustizia», e anche Mario Paciolla ucciso in Colombia e infine la famiglia di Andrea Rochelli, ammazzato in Ucraina. «Ai giovani dico non fatevi mai fregare da quelli che dicono: "tutto quello che fate non serve a niente. Non è vero. Se no tutto questo sarebbe sparito come sabbia». Giulietti ha aggiunto: «Non è che il giorno della sentenza il nostro compito sarà finito Continueremo a lavorare per tutti i Giuli e le Giulie del mondo».
Elisa al fianco dei genitori di Giulio Regeni: «Non una commemorazione, ma un atto politico di speranza»
Parole misurate, senza retorica, ma dense di significato. Elisa è salita sul palco insieme ai genitori di Giulio Regeni in occasione del decennale della morte del ricercatore friulano, scegliendo di parlare con il rispetto e la profondità che un momento simile impone.
«È difficilissimo trovare le parole giuste – ha detto – senza fare retorica, senza aggiungere cose che non servono». Elisa ha ringraziato la famiglia Regeni per l’esempio che continua a offrire: «Il loro comportamento è veramente esemplare sotto tanti punti di vista ed è per me, e per molti, di grande ispirazione».
Nel suo intervento, la cantante ha ricordato come in questi anni molti abbiano seguito la vicenda di Giulio, il suo lavoro, la battaglia della famiglia e del cosiddetto “popolo giallo”, schierato dalla parte della trasparenza, della democrazia, della ricerca e della difesa dei diritti umani.
«Essere qui oggi è un onore – ha sottolineato – perché questa non è una commemorazione, ma un atto politico». Un atto che, ha spiegato, ha anche un dovere morale: quello di portare avanti il valore della speranza. «La speranza come atto politico».
Citando le parole di Hannah Arendt, Elisa ha ricordato che «non c’è futuro senza speranza e che l’unica vera sconfitta è l’apatia». Da qui il senso della sua presenza sul palco: «Sono qui per affermare che nel mio cuore, così come in quello di tantissime altre persone, c’è ancora speranza, nonostante tutto».
Secondo l’artista, l’iniziativa dedicata a Giulio Regeni rappresenta «un anello di una catena di valori che resiste, persiste e continua a fare la sua parte». E ha concluso con uno sguardo rivolto al futuro: «Se un giorno vivremo in un mondo più evoluto, capace di mettere al primo posto la cura del pianeta, di tutti gli esseri viventi e dei loro diritti, dovremo dire grazie anche a questo atto politico. E a tanti altri come questo».
Presente anche Pif con la bicicletta di Giulio
Come ogni anno presente a Fiumicello anche Pif che ha accompagnato simbolicamente la bicicletta di Giulio, uno dei segni più forti e riconoscibili di questa giornata di memoria. Alla domanda su cosa si prova oggi, a dieci anni da quei fatti, la risposta è netta: «Terribile».
Eppure, spiega, il sentimento non è unico. «C’è una doppia sensazione – racconta – da una parte sei felice di essere qui, di vedere questa partecipazione, questa incredibile resistenza dei genitori. Dall’altra, però, pensi che sarebbe stato bello per altri motivi». È qui che emerge la contraddizione più dolorosa. «In un mondo giusto – dice – io non dovrei conoscere Fiumicello per questa ragione. Dovrei conoscerlo per altro». Una frase che racchiude il senso profondo di una presenza sentita, ma anche forzata da un’ingiustizia che non si è mai chiusa.
Pif sottolinea come spesso si parli di Giulio al presente, delle battaglie che portano il suo nome, delle iniziative che continuano a nascere. «Si dice sempre “Giulio fa”, “Giulio sta facendo”, ma la verità è che Giulio non c’è». E il pensiero finale va ai genitori del ricercatore. «Alla fine della giornata – conclude – loro chiuderanno la porta di casa e, ancora una volta, Giulio non ci sarà».
Gli ospiti
Attesi, tra gli altri ospiti, don Luigi Ciotti, Alessandro Bergonzoni, Pif, Gherardo Colombo ed Elly Schlein. A seguire la proiezione del documentario Giulio Regeni. Tutto il male del mondo di Simone Manetti e una camminata dei diritti lungo le vie del paese. Alle 19.41, ora in cui il 25 gennaio 2016 Giulio inviò il suo ultimo messaggio dal Cairo prima di essere rapito, verrà osservato un minuto di silenzio nel piazzale dei Tigli.
PER APPROFONDIRE
Il ricordo in paese
Alle vetrine dei negozi sono appesi nastri e coccarde gialle, il colore simbolo della mobilitazione civile per Giulio Regeni. Altri fiocchi dello stesso colore spiccano nei dehors dei bar e lungo tutta la via principale del paese natale del giovane ricercatore rapito, torturato e ucciso in Egitto.

A 10 anni esatti dalla sua scomparsa, oggi Fiumicello, in provincia di Udine, si tinge di giallo.
"Verità e giustizia per Giulio Regeni-10 anni con Giulio" si legge nei cartelli esposti da negozi e locali.
Il popolo giallo
In queste ore il "popolo giallo" sta cominciando ad arrivare a Fiumicello, anche per visitare la mostra 'Giulio continua a fare cose… - Il Popolo giallo: una storia collettiva', allestita nella sala consiliare del municipio. L'esposizione ripercorre dieci anni di presenza, voci e gesti collettivi, trascorsi a chiedere verità e giustizia per Regeni. Attraverso disegni, immagini, oggetti, installazioni e video, l'allestimento - a cura di Paola Deffendi, Claudio Regeni e Marina Tuni, in collaborazione con il Comune di Fiumicello Villa Vicentina e con il collettivo Giulio Siamo Noi - racconta una storia fatta di persone, piazze, simboli. "La verità si conosce, manca la giustizia", scrive uno dei visitatori sull'albo delle presenze. "Orgoglioso di essere venuto per unirmi a tutta la comunità gialla. Verità a tutti i costi", puntualizza un altro
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