La carenza di medici e la pandemia della sanità
E’ un’autentica pandemia che sta investendo da anni l’intera sanità: lo spostamento di servizi, con i relativi costi, dal pubblico al privato

E io pago… Oltre settant’anni dopo, il celebre sfogo di Totò in “47 morto che parla” riceve una rinnovata attualità dalla scelta di un poliambulatorio del Padovano di istituire un servizio di medico di base privato, con tanto di tariffa: euro 50 a visita grazie.
È la funesta ricaduta di una carenza di personale colpevolmente trascurata da anni: in tutta Italia mancano 3mila medici di famiglia, ed entro il 2025 ne verranno meno altri 3. 400. In Veneto risultano scoperti quasi 700mila pazienti, in Friuli-Venezia Giulia siamo vicini ai 200mila.
La sanità pubblica ha cercato di tamponare questi vuoti autorizzando i medici, su base volontaria, ad aumentare da 1.500 a 1.800 il numero di assistiti: con quale ricaduta sulla qualità del servizio, è facile immaginare; tanto più considerando il micidiale aumento di ritmi di lavoro e di carichi burocratici, che stanno spingendo migliaia di camici bianchi alla pensione anticipata.
E comunque, è soltanto un aspetto parziale di un’autentica pandemia che sta investendo da anni l’intera sanità: lo spostamento di servizi, con i relativi costi, dal pubblico al privato, che si traduce in un doppio costo per il popolo dei Totò.
Ciascuno di noi, vecchi e neonati compresi, versa in media ogni anno in tasse per la salute poco meno di 2mila euro: cui deve aggiungere un robusto extra per potersi comunque curare. Di questo passo, nel giro di cinque anni la quota in più arriverà a 900 euro, come segnalano gli esperti di Rbm, una delle tre principali società nazionali (facente capo a imprenditori nordestini) che si occupano di assistenza integrativa.
Spiegando che già oggi il 40 per cento delle prestazioni vengono erogate da strutture private. Stiamo parlando di cifre massicce.
La spesa sanitaria complessiva a livello nazionale è di 154 miliardi: il 75 per cento è coperto dal pubblico, il residuo 25 viene pagato dai cittadini, percentuale raddoppiata nel giro di pochi anni. Per dare un’idea, lo scorso anno gli italiani hanno dovuto sborsare di tasca propria 150 milioni per usufruire di prestazioni sanitarie. Ed è tutt’altro che una prassi limitata a chi non ha problemi economici: il 24 per cento della spesa sanitaria privata viene sostenuta da persone con reddito annuo inferiore ai 35mila euro
Non hai soldi abbastanza? non ti curi, come segnala il dato che lo scorso anno 12 milioni di italiani (uno su cinque…) hanno dovuto rinunciare a una serie di prestazioni per la salute per mancanza di mezzi materiali.
Come tutti i disastri, anche questo ha molte cause, non ultima la diserzione di massa di personale sanitario: mancano all’appello 20mila medici e 150mila infermieri. A sua volta, l’esodo è innescato da una nefasta riduzione della spesa pubblica per la salute, che nel decennio 2010-2019 ha sottratto al servizio sanitario nazionale 37 miliardi, e che da qui al 2025 conoscerà un ulteriore ribasso pari al 6 per cento del Pil.
A questi tagli si accompagna una gestione scellerata che sposa la logica del risparmio ad oltranza, penalizzando pesantemente la qualità delle cure. Ai gestori del settore, politici e manager, interessa solo presentare a fine anno statistiche artificialmente virtuose. E i pazienti? Come dice l’etimologia stessa della parola: che patiscano, e muti. Usi a soffrir tacendo.
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