Accoltella un passante, Laimin Saidilly resta in carcere: per il giudice può colpire ancora

Resta in carcere il 22enne di Conegliano accusato del tentato omicidio di un 55enne a Milano, in zona San Siro. Esclusa la premeditazione, il giudice dispone accertamenti sullo stato mentale. Non emergono elementi di radicalizzazione

Lamin Saidilly, 22 anni, (nel riquadro) accusato del tentato omicidio di un 55enne a San Siro
Lamin Saidilly, 22 anni, (nel riquadro) accusato del tentato omicidio di un 55enne a San Siro

Resta in carcere Lamin Saidilly, il 22enne nato in Italia da genitori originari del Gambia, accusato del tentato omicidio di Gerardo P., 55 anni, aggredito sabato mattina in via Capecelatro, a Milano. Lo ha deciso il gip Luigi Iannelli, che ha convalidato l’arresto del giovane e disposto la custodia cautelare, accogliendo la richiesta del pm Elio Ramondini.

Per il giudice sussistono il pericolo di fuga e soprattutto il rischio di reiterazione del reato. Saidilly, secondo l’accusa, avrebbe colpito alle spalle un uomo che non conosceva, sferrandogli numerose coltellate, almeno quattordici secondo quanto riportato nell’ordinanza, una ventina secondo le prime ricostruzioni. Dopo l’arresto avrebbe detto agli agenti: «Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio». Una frase definita dal gip «raccapricciante» e ritenuta indicativa di una personalità «altamente violenta».

Il giudice ha riconosciuto l’imputazione di tentato omicidio e l’aggravante dei futili motivi, legata proprio alla rivendicazione del “divertimento” fatta dal 22enne subito dopo l’aggressione. È stata invece esclusa la premeditazione: per il gip non ci sono elementi sufficienti per sostenere che il proposito di uccidere fosse stato coltivato in modo stabile e persistente. Il possesso di un coltello e di un passamontagna, scrive il giudice, dice molto sulla pericolosità dell’indagato, ma non basta a dimostrare la premeditazione del delitto.

Nell’ordinanza il gip parla di un fatto «eccentrico», «apparentemente insensato» e «inquietante». Saidilly, durante l’interrogatorio, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sarà necessario approfondire anche il suo stato mentale, probabilmente attraverso una consulenza o una perizia psichiatrica. Durante una precedente detenzione nel Regno Unito, dove era finito in carcere per circa due anni per un’aggressione con coltello durante una rapina a Leeds, il giovane avrebbe scritto di avere una salute mentale precaria e di temere di potersi togliere la vita.

Dagli atti emergono anche precedenti disciplinari nel carcere inglese, alcuni legati ad aggressioni contro personale penitenziario, in parte con lame artigianali. Gli investigatori hanno sequestrato inoltre decine di pagine manoscritte in inglese, in parte riconducibili a testi musicali o rap, con accenni a lame e coltelli ritenuti però episodici e decontestualizzati.

Non ci sono invece, allo stato, elementi che facciano pensare a una radicalizzazione. L’immagine di un guerrigliero islamico con kefiah usata come sfondo del cellulare è considerata dagli investigatori decontestualizzata e non indicativa di legami con ambienti terroristici.

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