Non abbiamo bisogno di politici che picchiano

È un messaggio nefasto: abbiamo dei parlamentari, non pochi e non di un solo partito, per i quali la lotta politica, lo scontro di idee, in alcune occasioni, e questa è una di quelle, può-deve diventare una lotta fisica.
Un momento della rissa tra parlamentari scoppiata in parlamento mercoledì 12 giugno
Un momento della rissa tra parlamentari scoppiata in parlamento mercoledì 12 giugno

C’è stata una rissa furibonda in Parlamento, e adesso undici deputati sono sospesi. Per quindici giorni è sospeso un leghista, che ha tentato di sferrare un pugno a un collega di un altro partito, per sette giorni altri tre coinvolti nella rissa, più un deputato che ha mimato il gesto di appartenenza alla Decima Mas, e un suo collega che ha scagliato in aria una sedia come un proiettile volante. Poi ci sono altri tre onorevoli puniti per insulti e parolacce.

La lotta greco-romana è stata mostrata dai tg più volte, tutti l’abbiamo vista e rivista. La stanno vedendo anche all’estero, increduli e divertiti. È un messaggio nefasto: abbiamo dei parlamentari, non pochi e non di un solo partito, per i quali la lotta politica, lo scontro di idee, in alcune occasioni, e questa è una di quelle, può-deve diventare una lotta fisica. Per mostrare di aver ragione devi menare di più.

Mostri che il tuo avversario ha torto se lo abbatti lungo disteso a terra. Vi sembrerà strano, ma i contadini hanno questa stessa idea: io sono figlio di contadini, e una volta che il telegiornale mostrò il presidente dei Coltivatori Diretti che prendeva un caffè e la mano gli tremava, mia madre contadina si toccò la testa esclamando: “Gesummaria!, in che mani siamo!”. Lei era convinta che il suo presidente per difenderla bene doveva essere sano e robusto, un pugile insomma.

La lotta politica, come ogni lotta, è una questione di muscoli e bicipiti. Quando tentò di conquistare l’ammirazione dei contadini, il duce si mostrò a torace nudo, intento a calare nella trebbiatrice i covoni di spighe. L’ho visto, e devo dire che come muscoli non era messo male.

Era il cervello, che gli scarseggiava. Quando si mostrò con voce tonante: “La dichiarazione di guerrrra è già stata consegnata agli ambasciatori di Francia e d’Inghilterra”, si era bevuto il cervello. Ma il popolo è convinto di votare e mandare i suoi rappresentanti al Parlamento affinché difendano i suoi interessi con la dialettica, con le parole: vince chi ragiona meglio, chi parla meglio, chi ne sa di più.

L’uomo del popolo sa dieci parole, l’uomo politico ne sa cento, per questo è un politico. Lo spettacolo dei cazzotti che volavano in Parlamento fa tabula rasa di questo concetto. Questi politici sono arrivati al Parlamento perché menano cazzotti tremendi.

Con questa baruffa caotica non è che qualche parlamentare o qualche partito ha vinto, qui tutto il Parlamento si è sputtanato: il pensiero del popolo, adesso che ha visto l’indecorosa gazzarra, è: “Scusate, ma non abbiamo bisogno di voi: queste cose sappiamo farle da soli, voi potete andarvene”.

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