La nuova dimensione di Pinarello: «Voglio vincere una tappa e mettermi alla prova sulle salite più dure»

Il ciclista trevigiano, 22enne di Giavera, è stato sempre fra i migliori alla Tirreno, suggellata dal 10º posto finale. «Al Giro andrò però per tentare il colpo di giornata, non per la generale»

Mattia Toffoletto
Alessandro Pinarello al Gran Camino in aprile ha vinto la prima da pro
Alessandro Pinarello al Gran Camino in aprile ha vinto la prima da pro

Nuovi orizzonti tricolori. Alessandro Pinarello (nessuna parentela con la famiglia del marchio di bici) lasciò anzitempo il Giro 2025 per la frattura allo scafoide riportata a seguito di una caduta. Quest’anno, con l’approdo nel World Tour alla svizzera Nsn, il 22enne di Giavera sembra entrato in una dimensione nuova: sempre fra i migliori alla Tirreno, suggellata dal 10º posto nella generale, l’ex Bardiani è stato protagonista anche al Gran Camiño, breve gara a tappe spagnola, centrando il primo successo fra i grandi e indossando per un giorno il simbolo del primato. «Al Giro andrò però per le tappe, e non per la generale», ha messo le mani avanti Pinarello, all’indomani del successo in terra iberica. Il ciclismo italiano cerca però nuovi interpreti in alta quota: le sue prestazioni, fin dal via in Bulgaria, saranno seguite con attenzione.

Pinarello, conferma l’idea di puntare alle tappe?

«L’intenzione resta quella. E neppure penso alla classifica giovani: significherebbe rimanere comunque in ballo per la generale. La scelta è mia e del team. Devo capire, ragionando in prospettiva, cosa posso dare nelle grandi salite e nella terza settimana. L’obiettivo è affrontare il Giro senza stress, puntando alle fughe».

Ha visto tappe che possono fare al caso suo?

«Ho parlato un po’ con la squadra, ma non voglio mettermi troppe pressioni. Sì, nella prima settimana c’è il Blockhaus, ma vediamo. Di certo le tappe per me sono quelle mosse e con salite».

Alessandro Pinarello con la fidanzata Anna
Alessandro Pinarello con la fidanzata Anna

Dopo il ritiro dell’anno scorso, c’è desiderio di riscatto?

«Sì. E tanto. Il primo obiettivo è portarlo a termine. Nel 2025, mi sono ritrovato a terra per una frenata di gruppo. Non riuscivo a tenere il manubrio e a fine tappa, era la quinta, feci i raggi: scafoide rotto».

Che ricordi ha del Giro?

«Anzitutto l’impresa di Chris Froome sullo Zoncolan nel 2018. Ed ero a bordo strada alla crono Treviso-Valdobbiadene dell’edizione 2015, con Alberto Contador in maglia rosa».

A proposito di campioni: la corsa rosa 2026 sarà di Vingegaard?

«Senza ombra di dubbio è il più forte. Ma vedo un Giro aperto. Le sorprese sono sempre dietro l’angolo, non sai mai cosa possa succedere nelle tre settimane».

Il suo amico Pellizzari?

«Spero possa prendersi il podio, ha già dimostrato di andare forte al Tour of the Alps. Di sicuro lo vedremo davanti».

Il percorso?

«La terza settimana è molto dura, già l’arrivo in Valle d’Aosta farà selezione. Molto esigenti, in particolare, saranno le ultime tappe: Piani di Pezzé e Piancavallo».

Ha provato qualche salita?

«Piancavallo. L’avevo già fatta in passato, non mi aveva mai appassionato. Ora, con una gamba diversa, l’impressione è di una salita tosta: pendenza media 8-9%, più morbido il finale. Ma devi affrontarla due volte. Farà male, la tappa verrà dura».

L’arrivo di Pieve?

«Un po’ ignorante, tappa mossa nel finale. Ca’ del Poggio può ribaltare la situazione, molto dipenderà da come il gruppo la imposterà. Vedo uno sprint ristretto».

Gli altri obiettivi della squadra?

«Anzitutto le volate, con Corbin Strong. Jan Hirt penserà, da solo, alla generale».

La stagione?

«Finora al di sopra delle attese, sarebbe il massimo raccogliere i frutti al Giro. Prima di volare in Bulgaria, gli ultimi giorni li ho passati a casa: recupero, solo due allenamenti duri. Peccato per la Liegi: l’ho finita, ma ho avuto problemi di stomaco».

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