Omicidio di Gemona, sequestrato il cuscino con cui è stato soffocato Venier: era ancora nascosto nella Panda

Nuovo sopralluogo dei Carabinieri in via dei Lotti dopo le rivelazioni di Lorena Venier. Ora il reperto passa al RIS per gli esami genetici.

Alessandro Cesare
L'auto in cui era nascosto il cuscino con il quale è stato soffocato Alessandro Venier
L'auto in cui era nascosto il cuscino con il quale è stato soffocato Alessandro Venier

Il Nucleo investigativo dei carabinieri di Udine è tornato nella villetta di via dei Lotti, a Gemona, dove la sera del 25 luglio venne ucciso Alessandro Venier.

Un sopralluogo, l’ennesimo, per recuperare uno degli strumenti utilizzati per togliere la vita al trentacinquenne, un cuscino.

L’oggetto, come ha rivelato una delle due indagate per il delitto, Lorena Venier (l’altra è Mailyn Castro Monsalvo) nel corso dell’ultimo interrogatorio davanti al pubblico ministero Giorgio Milillo, si trovava nel bagagliaio dell’auto di famiglia, una Fiat Panda.
Ora è probabile che il cuscino venga sottoposto a indagine genetica per verificarne l’effettivo utilizzo nell’azione delittuosa.

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Lorena Venier, 62 anni, madre della vittima

Da quanto ha riferito Lorena agli investigatori, dopo aver sciolto un blister di farmaco narcotizzante (Silnox) in una limonata per farla bere al figlio, e aver fatto a quest’ultimo due iniezioni di insulina, vista la resistenza di Alessandro, insieme a Mailyn l’avevano soffocato con un cuscino, facendolo cadere esanime dal divano a terra.

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La casa in cui Alessandro Venier è stato trovato morto, fatto a pezzi, nella cantina della propria abitazione

A quel punto, nonostante fosse già morto, gli stringevano attorno al collo due lacci da scarpa. Infine, dopo averlo fatto a pezzi, nascondevano i suoi resti in un bidone coprendolo di calce.

Le indagini, chiuse il 9 aprile, hanno formalizzato le accuse di omicidio volontario pluriaggravato in concorso, vilipendio e occultamento di cadavere nei confronti della madre della vittima e della compagna.

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