Rapito a Vicenza, picchiato e poi abbandonato per strada a Trieste

Si tratta di un 24enne rapito a Schio lunedì in pieno giorno da una jeep poi trovata abbandonata e piena di tracce di sangue

Gianpaolo Sarti
Via di Basovizza (Silvano)
Via di Basovizza (Silvano)

Lo ha trovato un residente di Opicina, per puro caso. Ventiquattro anni, bosniaco. Era sotto choc: vagava nel buio, in via di Basovizza, nei pressi del civico 29/12, con il volto tumefatto e insanguinato. Era circa l’una e mezza di ieri notte. Qualcuno lo aveva appena scaricato da una jeep e poi era fuggito. Il giovane era stato rapito dodici ore prima, attorno alle 13.30, a Schio, e picchiato. Sul caso stanno indagando i Carabinieri della Legione Veneto del Comando provinciale di Vicenza che hanno diffuso un breve comunicato confermando l’episodio. Su cui ci sono ancora tante, troppe zone d’ombra. Innanzitutto sul movente: non è stato chiarito il motivo del sequestro e del pestaggio. Il giovane bosniaco si è chiuso nel silenzio. Ha paura.

Il ritrovamento

È circa l’una è mezza di notte quando un residente di Opicina si imbatte nel ragazzo insanguinato. Lo vede camminare sul bordo della carreggiata, in via di Basovizza, e allerta il 112. Intervengono una pattuglia dei Carabinieri di Aurisina e il 118. Il ventiquattrenne non è grave: ma ha il viso pieno di tumefazioni. L’ambulanza lo porta a Cattinara.

Le indagini

Dai sistemi infoinvestigativi emerge subito che si tratta del ragazzo rapito a Schio e che i Carabinieri di Vicenza stavano cercando dal pomeriggio prima. I genitori avevano fatto denuncia di scomparsa, temendo il peggio.

Il blitz dei sequestratori

Ma non è stata solo la denuncia di scomparsa a innescare le indagini e le ricerche. I Carabinieri si erano già attivati grazie a una chiamata allarmata da Schio: due testimoni avevano assistito al rapimento. È in via Pasubio che, secondo le ricostruzioni, il giovane viene avvicinato da una jeep. Dal veicolo scendono due individui (sembra ci fosse un terzo alla guida) che lo afferrano e lo trascinano costringendolo a salire a bordo. Lui urla, dimenandosi e chiedendo aiuto. I testimoni che assistono alla scena riescono a leggere il numero di targa. Allertano i Carabinieri. Partono le indagini. I militari contattano i famigliari del ragazzo per avere più informazioni possibili e facilitare le ricerche. Gli investigatori seguono le tracce delle celle agganciate dal cellulare del ventiquattrenne. L’ultima è quella di Marano Vicentino, a una decina di chilometri da Schio. La jeep è lì, abbandonata in un campo. L’abitacolo è sporco di sangue. C’è il sospetto che il ragazzo possa essere stato rinchiuso dai sequestratori in un edificio vicino. Viene quindi richiesto il supporto del Gruppo speciale dei Carabinieri, il Gis, noto per le sue capacità anche nelle operazioni per liberare gli ostaggi. Ma l’indagine di lì a poco prende altre piste. Le ricerche si espandono a tutto il Nord Italia.

La svolta

All’una e mezza di notte i Carabinieri di Aurisina segnalano il ritrovamento del giovane a Opicina in via di Basovizza: a 240 chilometri di distanza da Schio e dopo dodici ore dal rapimento. Ha il volto pieno di lividi e sangue. È scioccato. Ma non è grave. I sequestratori, dunque, dopo aver abbandonato la jeep nel terreno di Marano, avevano fatto salire il ventiquattrenne bosniaco su un altro veicolo. E lo avevano scaricato a Opicina, in via di Basovizza, a pochi chilometri dal confine con la Slovenia. Dove, forse, hanno proseguito la fuga.

Il mistero del movente

Dagli accertamenti sul ventiquattrenne non emergono precedenti. Nessun problema con la legge. Nulla che possa far pensare a una vicinanza con gli ambienti criminali. E lui non parla. Ha scelto il silenzio. Ha un atteggiamento sostanzialmente «omertoso», rivelano gli investigatori. —

 

Argomenti:cronaca nera

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova