Venezi a Trieste, il Teatro Verdi accoglie il maestro senza proteste
Niente volantinaggi o distribuzione di spille fuori dal teatro né inviti al boicottaggio. In sala solo qualche fermaglio giallo con l’iconica chiave di violino

Le spillette di protesta si contavano sulle dita di una mano. Il Teatro Verdi di Trieste ha accolto senza contestazioni plateali il maestro Beatrice Venezi, da mesi al centro delle polemiche per la nomina a direttore musicale della Fenice di Venezia.
Tutto come da programma venerdì sera per la prima dell’opera “Ascesa e caduta della città di Mahagonny” di Kurt Weill. Niente volantinaggi o distribuzione di spille fuori dal teatro, né tanto meno boicottaggi nei confronti della super ospite, la cui bacchetta è già familiare al Verdi, dove ha già diretto due opere.
In sala si è visto solo qualche timido tondino giallo con l’iconica chiave di violino (il simbolo utilizzato da orchestrali e coro della Fenice al concerto di Capodanno), appuntato sui baveri delle giacche. Ma si è trattato di iniziative personali dei singoli abbonati, che in questo modo hanno voluto esprimere il loro dissenso «contro il sistema che ha nominato Venezi direttore alla Fenice».

La polemica lagunare, finita sotto i riflettori dell’Italia intera e rinfocolata dalle recenti dichiarazioni pisane di Venezi, non ha attecchito insomma nella città della Bora. Un sentore di critica si era diffuso nei giorni scorsi per l’acquisto di uno stock di 110 spille da parte dell’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi”.
«Non abbiamo intenzione di organizzare nessuna manifestazione di protesta», aveva chiarito la presidente Elisabetta d’Erme, spiegando che chi avesse indossato i fermagli, lo avrebbe fatto a titolo personale. Qualcuno, venerdì sera, ha preferito appuntarsi una spilla “non ufficiale” per eludere eventuali controlli preventivi nel foyer.
«È una forma di protesta contro le modalità di nomina – spiega Michele Marolla, al cui occhiello scintilla una piccola chiave di violino –. In ogni caso sono qui per la musica, non per la Venezi».
La pensa così anche sua moglie Giovanna Coen: «Venezia è un palcoscenico internazionale ed è giusto che a dirigerla sia chi ha un curriculum adeguato, rispettando la prassi. Un clima di tensione con orchestra e coro alla fine non giova a nessuno, anzi rischia di nuocere anche alla direttrice stessa».
Francesca Urso, pure lei abbonata al Verdi, si è procurata la spilla ufficiale direttamente dalla Fondazione La Fenice. «Non sono d’accordo con la modalità di nomina – dice –. Andava gestita diversamente». La spilla gialla spicca anche sul raffinato tailleur nero di una spettatrice sul palchetto. «Non ho nulla contro la persona – precisa mentre la platea sottostante chiacchiera sottovoce –. Ma la nomina di un direttore musicale deve avvenire per meritocrazia. Sinceramente mi aspettavo un’adesione maggiore alla protesta».
Parole di plauso, invece, dalla vicesindaca leghista Serena Tonel, presente in sala. «Venezi è una grandissima professionista: siamo onorati di averla a Trieste. Gode già di stima internazionale e la sua giovane età è un ulteriore elemento di merito. Spero che la sua carriera sia costellata di successi, come già dimostra il fatto di dirigere in un teatro di prestigio come La Fenice».
«Le spille di stasera? Siamo in un Paese libero e democratico, in cui ognuno esprime il dissenso come meglio crede», taglia corto Tonel, prima di prendere posto su una delle poltroncine rosse. A Trieste giù le polemiche, su il sipario.
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