Trovato un orso bruno morto in Val d’Arzino, l'autopsia a Udine non chiarisce le cause
Mistero sul decesso di un giovane maschio di 83 kg recuperato dal Corpo Forestale a San Francesco. Gli esami autoptici dell'Università e dello Zooprofilattico escludono fucilate e investimenti. Si attendono i test tossicologici per l'ombra del veleno

Indagini in corso per il ritrovamento della carcassa di un giovane esemplare di orso bruno (Ursus arctos) rinvenuto nei giorni scorsi nell'area golenale del torrente Arzino, una zona montana e naturalistica particolarmente suggestiva nel territorio comunale di Vito d'Asio.
La scoperta è avvenuta nella serata di giovedì 11 giugno 2026 grazie alla segnalazione di un privato cittadino, che ha subito allertato le autorità. Sul posto sono intervenuti tempestivamente gli uomini della Stazione forestale di Pinzano al Tagliamento, afferenti al Corpo forestale regionale (Cfr), che hanno provveduto al complesso recupero del grande mammifero in prossimità della località di San Francesco.
Gli accertamenti veterinari e il mistero sulle cause
Il plantigrado – un giovane maschio del peso di 83 chilogrammi e con un'età stimata tra i 2 e i 3 anni – è stato trasportato d'urgenza a Udine, presso i laboratori del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell'Università degli Studi del capoluogo friulano, per essere sottoposto alle analisi post-mortem.
Lunedì 15 giugno l'Unità di patologia animale dell'ateneo, lavorando in stretta collaborazione con i tecnici della sezione di Basaldella dell'Istituto Zooprofilattico delle Venezie e gli specialisti della Clinica Veterinaria Tergeste, ha eseguito la prima approfondita autopsia sul corpo del grande predatore. All'esame specialistico hanno assistito anche il personale del Corpo forestale e i referenti del Museo friulano di storia naturale di Udine.
Il primo riscontro autoptico, tuttavia, non ha risolto i dubbi, lasciando aperto il mistero: i medici veterinari non hanno potuto determinare con certezza la causa del decesso. Sulla carcassa non sarebbero emersi segni macroscopici evidenti da arma da fuoco o da urto con veicoli. Per escludere ipotesi di avvelenamento o patologie virali fulminanti, le autorità sanitarie hanno quindi disposto ulteriori esami diagnostici e tossicologici più approfonditi, i cui esiti richiederanno tempi tecnici di laboratorio più lunghi.
Si indaga sulla provenienza del plantigrado
Mentre si attendono i responsabili dei laboratori di patologia, gli esperti si interrogano sulle rotte migratorie seguite dal giovane animale. Attualmente, il personale del Corpo forestale regionale e i ricercatori dell'Università di Udine stanno conducendo un monitoraggio capillare sul territorio della Val d'Arzino per raccogliere tracce o segnalazioni precedenti.
I tecnici si sono messi in contatto anche con gli enti e le regioni confinanti (in particolare con il Veneto e la vicina Slovenia) nel tentativo di incrociare i dati genetici o le marche auricolari e stabilire con esattezza da quale popolazione provenisse l'esemplare, se dalla popolazione slovena o da quella trentina.
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