Este, la “Madonna del Cima” trasferita a Parigi

ESTE. La “Gioconda” di Este va a Parigi, al Palais du Luxembourg. Il paragone non sembri irriverente, ma la Madonna col Bambino del Cima da Conegliano, una delle opere più importanti dell’artista trevigiano e di tutta la produzione artistica del Rinascimento, per Este rappresenta un tesoro inestimabile. Non a caso è una delle opere simbolo del Museo Nazionale Atestino, dove è stata portata dopo il furto del 1975 e il successivo fortunoso ritrovamento. Prima era custodita nella chiesa degli Zoccoli, sede insicura e inadatta. Ora peraltro in attesa di restauro. Al posto dell’originale nella chiesa è stata affissa una copia.
Il bellissimo quadro sarà esposto nella mostra “Cima da Conegliano: Maestro del rinascimento veneziano” dal 5 aprile al 15 luglio 2012 al Musée du Luxembourg di Parigi. La mostra è diretta dal professor Villa e realizzata da Artematica, come quella allestita a Conegliano, palazzo Sarcinelli, che nel 2010 richiamò oltre 110.000 visitatori.
Il sindaco Giancarlo Piva ha seguito da vicino la complessa operazione: «Il fatto che una delle opere d’arte più belle ed importanti presenti a Este – ha detto – venga esposta in una sede così prestigiosa ci inorgoglisce e ci deve rendere sempre più consapevoli del grande valore del nostro patrimonio storico e artistico. Sarà anche un’occasione per promuovere la nostra città e il nostro territorio, considerando che Cima ritraeva magistralmente i paesaggi della zona».
La partenza dell’opera per la capitale francese ha richiesto particolare cure materiali e un iter burocratico complesso. Seguito dalla direttrice del museo Elodia Bianchin e dal restauratore Stefano Buson. Nonchè da Elisabetta Francescutti della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici.
Giovanni Battista Cima (1459 - 1517) da Conegliano, uno dei maggiori rappresentanti della pittura veneta dell’epoca, deve il suo successo alla perfezione della sua arte, basata sul disegno meticoloso e sulla sua padronanza della pittura ad olio, così come l'intensità dei colori . «Un’opera di interesse eccezionale – spiega Elisabetta Francescutti – per l’intrinseco valore artistico e perché è fra quelle con datazione certa (1504, ndr)».Il restauratore del Museo Nazionale Atestino Stefano Buson ha sottolineato gli accorgimenti necessari a garantire la salvaguardia dell’opera «Il quadro è molto delicato: la superficie pittorica è applicata su legno, un materiale molto sensibile a sbalzi di temperatura e di umidità. Per questo è conservato in una teca a chiusura ermetica. Sarà monitorato anche durante il viaggio».
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