Banda di falsari, in quindici nei guai

Un traffico di opere d’arte di valore milionario. Opere con la firma e l’inconfondibile stile di grandi maestri contemporanei da Emilio Vedova a Sandro Chia, da Lucio Fontana a Mario Schifano, da Filippo De Pisis a Franco Angeli, da Enrico Baj a Zoran Music, anche se non manca un quadro della scuola legata al vedutista veneziano Francesco Guardi. Eppure sono degli autentici falsi, anche se difficili da distinguere rispetto all’originale tanto che l’autorità giudiziaria è stata costretta a ricorrere alla superconsulenza di una funzionaria del Ministero dei beni culturali e all’aiuto fondamentale degli archivi e delle fondazioni che fanno riferimento ai vari artisti coinvolti. In quindici rischiano il processo: il pubblico ministero padovano Roberto D’Angelo ha formalmente chiuso la corposa inchiesta e si prepara a chiedere il processo per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla contraffazione di opere d’arte e alla ricettazione contestata a vario titolo.
Base operativa della banda una villa a Noventa Padovana e alcuni locali a Montegrotto Terme. La mente e mano operativa è quella di un pittore siciliano, Ignazio Marchesano, 76 anni, originario di Palermo, pur essendo domiciliato in una splendida villa antica di Noventa in via della Resistenza 15, il laboratorio dei falsari. Quella dimora era il punto di riferimento del gruppo criminale con una precisa struttura organizzativa: Ignazio Marchesano, che eseguiva le contraffazioni, era al vertice; oltre al capo, anche a Bruno Bonaldi spettava il compito delicatissimo di provvedere alla predisposizione dei falsi grazie a un’indubbia abilità tecnica e conoscenza degli artisti copiati; il genero di Marchesano, Fabio Facchinetti, aveva compiti prevalentemente operativi; la figlia Roberta Marchesano doveva provvedere alla logistica e alla tenuta della contabilità; Claudio Bottello era un intermediario con l’ulteriore incarico di realizzare i certificati ovvero gli expertise delle opere, strumenti fondamentali per confermare la loro autenticità; mentre il gallerista e corniciaio mestrino Bruno Degan provvedeva all’invecchiamento delle tele e delle cornici per dare credibilità ai “falsi” nonché alla custodia delle tele; infine Tommaso Dalicco si occupava della certificazione e autenticazione dei dipinti contraffatti e poi della vendita.
L’inchiesta è nata nell’ambito di un’altra indagine coordinata dalla procura della Repubblica di Bari. Nel corso di un’intercettazione a un indagato era spuntato il nominativo di Ignazio Marchesano come l’artista intorno al quale si era sviluppato il traffico clandestino con fulcro nel Padovano. La segnalazione è stata trasmessa alla procura padovana ed è finita sul tavolo del pm D’Angelo che ha sviluppato gli spunti investigativi. Così si è arrivati alla ricostruzione della rete di falsari e delle loro modalità operative, oltreché al sequestro di oltre 200 opere (tele, alcuni arazzi, nonché stampe e litografie) quasi identiche agli originali tale era la cura e precisione nella loro realizzazione. Alcuni degli indagati sono pittori come lo stesso Ignazio Marchesano o Bonaldi. È dal 2009 che è stata accertata l’attività per un giro d’affari milionario: basta solo pensare al valore che può avere una tela del maestro veneziano Vedova nel mercato ufficiale dell’arte. Per mesi i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico di Venezia hanno seguito e ripreso i falsari. E li hanno pure intercettati, ricostruendo così nel dettaglio il vasto mercato clandestino da loro creato. Un mercato in grado di devastare e inquinare pesantemente quello ufficiale, immettendo nei circuiti materiale contraffatto con expertise spuri che possono creare non pochi problemi visto che si tratta del documento d’identità di un’opera.
Ecco l’elenco degli indagati: Ignazio Marchesano, 76 anni di Palermo con domicilio a Noventa; Roberta Marchesano, 44 anni, e il marito Fabio Facchinetti, 54 originario di Venezia; Bruno Bonaldi, 63, di Zianigo di Mirano; Tommaso Dalicco, 64, di Alba Adriatica (Teramo); Bruno Degan, 64 di Mestre (solo ai primi sei è contestato il reato associativo); Claudio Bottello, 71 originario di Cavarzere con residenza a Torino; Carlo Bencini, 75 anni di Soriana (Viterbo); Vincenzo Causarano, 79 di Venezia; Davide Cucinotta, 52 di Torino; Floriano De Santi, 70 di Brescia; Giorgio Dittadi, 68 di Dolo; Claudio Marcantoni, 55 di Roma, commerciante d'arte; Massimo Marchesano, anche lui figlio di Ignazio, 50 anni e Giuseppe Petrosillo, 78 di Mogliano.
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