Malasanità, uomo vive per anni con l’ago dimenticato in pancia

BAONE. Ha vissuto due anni d’inferno con un ago chirurgico e catenelle metalliche nell’addome dimenticati da una precedenza operazione chirurgica. Per Paolo Andreose, 55 anni di Valle San Giorgio, titolare della ditta di manutenzione di giardini “Verde Idea” di Este, il dolore continuo, i ripetuti esami conseguenti, lo hanno portato a non potersi occupare più del suo lavoro, con conseguente crisi dell’azienda e licenziamento di tre dipendenti. Assistito dall’avvocato Andrea Formenton ha denunciato l’equipe medica dell’azienda ospedaliera che l’aveva operato. In seguito a ciò è arrivata l’offerta di risarcimento per il danno patito: duemila euro. Una cifra che Andreose e il suo legale ritengono ridicola. Ora stanno valutando la causa civile per arrivare alla determinazione di un danno ben più elevato.
Il 28 ottobre 2010 Andreose viene operato all’intestino, l’intervento va bene e l’operazione si conclude con una seconda operazione, programmata, il 15 dicembre successivo. «Operazione svolta correttamente, senza alcun genere di complicanza», questo l’esito dei medici. Il paziente quindi non può che migliorare. Non è così. Dal giorno successivo lamenta dolori addominali che gli provocano nausee. Il male aumenta e non gli dà tregua. Passa giorni e mesi assumendo forti antidolorifici. Come detto, è costretto ad abbandonare temporaneamente il lavoro. Il 3 luglio 2012 su prescrizione medica esegue i raggi all’addome che evidenziano il corpo estraneo. Il 2 agosto si opera a Ferrara e viene tolto l’ago, non le catenelle visto che sono in posizione troppo pericolosa. Dal giorno dopo Andreose sta bene. Era l’ago a procurargli dolore, un ago che pare nel tempo abbia “camminato” parecchio, causandogli forte dolore e sfiorando in diverse occasioni una perforazione addominale.
Il medico legale della parte civile sostiene che dalla documentazione sanitaria è esaustiva la correlazione tra l’intervento chirurgico e la presenza di vari corpi estranei: «I dolori sono diventati lancinanti e il paziente ha vissuto due anni di continuo e persistente stato di preoccupazione e di dolore che lo avevano portato a pensare di avere un male incurabile in fase terminale. Tutti gli operatori sanitari avrebbero dovuto controllare la rimozione dei ferri, avendo essi stessi la responsabilità del buon esito dell’operazione». Ora Andreose sta bene e ha ripreso a guidare la sua piccola azienda impegnata in tutta la Bassa. Ovvio che due anni persi per la malattia si sentono e pesano. Per questo viene chiesto un risarcimento congruo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








