I magistrati: «Senza mezzi e personale»

«Il cattivo funzionamento della giustizia è un dato di fatto, ma che questo venga attribuito a colpe di giudici e pubblici ministeri, non rispecchia la verità. Ci sono problemi diversi che minano il sistema nel suo complesso». Lo ha detto ieri il giudice Guido Marzella, presidente della giunta veneta dell’Associazione Nazionale Magistrati che ha spiegato ai 150 presenti, tra loro parecchi studenti, quali sono i mali della giustizia nell’evento “Porte aperte in tribunale”. Marzella, assieme al giudice Mariella Fino (delegata provinciale dell’Anm) ha provato a far capire ai non addetti ai lavori come si trovano a lavorare ogni giorno i magistrati. «Chiunque deve pretendere di trovarsi davanti un giudice competente e indipendente», ha affermato il gip Fino, «La durata troppo lunga dei processi fa arrabbiare noi per primi, ma si deve sapere che non abbiamo una struttura adeguata, non abbiamo degli ausiliari che ci aiutano. Il mio cancelliere nelle udienze verbalizza ancora a mano. Gli stranieri quando vengono da noi restano allibiti. Se devo interrogare un detenuto devo andare in carcere, non posso usare dei mezzi che ridurrebbero i tempi, come Skype ad esempio».
Il dibattito è stato moderato dal professor Andrea Ambrosi, docente di Diritto Costituzionale al Bo: il docente non ha usato mezzi termini nel dire come sia opinione diffusa che i tribunali nel nostro Paese non funzionino. Quali sono i rimedi? «Bisognerebbe ristabilire gli organici, tanto per iniziare» ha affermato Marzella «poi andrebbe revisionata la pianta organica dei tribunali. Il Veneto è la Regione d’Italia che ha il minor numero di magistrati per abitante. Ce n’è uno ogni 14 mila persone. Sarebbe un intervento a costo zero. Poi ci dovrebbe essere una riforma dei riti, siamo fermi a quelli bizantini. Ne basterebbe uno solo. Troppe carte inutili, troppe memorie che obbligano il magistrato a leggersi una marea di documenti, quasi sempre inutilmente».
«Bisognerebbe mettere mano alla prescrizione, l’estinzione di un reato dopo il passare di un certo numero di anni. Andrebbe eliminata» aggiunge Mariella Fino «Non dovrebbe scattare dopo l’esercizio dell’azione penale o al massimo dopo la sentenza di primo grado, come avviene in tutta Europa. Questo farebbe sì che non ci si difenderebbe più dal processo ma nel processo. Poi andrebbero limitate le impugnazioni del giudice di primo grado. Tutto può essere appellato visto che non si va mai in peggio. Anche la Cassazione è intasata, ogni provvedimento è impuganabile».
Sulla responsabilità dei magistrati Marzella ha assicurato che i giudici rispondono sia in sede penale che disciplinare del loro operato, quindi l’impunità è una falsità. Un paio gli interventi dal pubblico che ha apprezzato il fatto che i giudici si siano mostrati senza veli. Poi è seguito un tour tra cancellerie, aule e uffici dei pm (in ogni singola stanza del magistrati ci sono almeno un migliaio di fascicoli, in attesa).
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