Tutto un paese turbato dalla donna con il Niqab

NOVENTA PADOVANA. «Come intende il sindaco procedere a fronte di donne con Burqa e Niqab che vivono a Noventa Padovana e che frequentano tutti i luoghi pubblici comprese le scuole comunali di questo nostro paese?» È il quesito presentato al sindaco Luigi Alessandro Bisato dal gruppo di minoranza “Noventa Volta Pagina” nell’ultima seduta di Consiglio comunale, un’interrogazione con il dichiarato intento di «tutelare la sicurezza dei cittadini e rassicurarli visti i momenti di tensione che stiamo vivendo».
Non è una richiesta teorica, presentata a Noventa solo per parlare di gente che vive tradizioni diverse da quelle degli italiani. L’interrogazione che viene sottoposta al sindaco si fonda su un caso concreto, vissuto da qualche tempo in paese. C’è infatti almeno una donna di fede islamica che accompagna abitualmente il figlio a scuola indossando il Niqab, un abbigliamento che certo non passa inosservato. E che ha dato lo spunto alle consigliere di centrodestra, guidate dalla capogruppo Roberta Toffanin, per invocare la “questione sicurezza”.
Toffanin si appella anche alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo dello scorso luglio «che ha dichiarato, a seguito di un ricorso proposto dallo stato francese, “… che ciascun Paese membro può legittimamente adottare una legge che vieti alle donne l’uso del burqa e il niqab per meglio “garantire le condizioni della vita associata”. Secondo la Corte, infatti, il volto dell’individuo deve poter rimanere scoperto sia per motivi di ordine pubblico che per consentire alla donna di interagire con la società». Toffanin si dice spinta dal fatto che molti cittadini di Noventa hanno manifestato la loro preoccupazione nei confronti di queste figure presenti nel territorio comunale.
A Noventa, insomma, ci si interroga se siano da accettare donne col Niqab perché espressione di una cultura o se invece per motivi di decoro o di ordine pubblico sia un atteggiamento da limitare.
Il sindaco Bisato, di centrosinistra, ribadisce ciò che ha già detto in Consiglio: «È la legge che dice che il volto deve essere scoperto, approfondiremo con le nostre forze di polizia se sia il caso o no di intervenire. La sicurezza prevale sulla religione». Bisato non è pregiudizialmente contrario, ma annuncia di voler valutare il caso. «Se una persona in base al suo credo viola la legge» aggiunge il sindaco «le si dice: a casa tua ti metti come ti pare, ma quando sei in pubblico non devi avere il volto celato».
«Però attenzione» puntualizza Bisato «vediamo di non esagerare e di non metterci a gridare “mamma mia abbiamo i terroristi in casa”. Non è così, a Noventa non è così. Agiremo senza oltraggiare il loro credo, non voglio dare una lettura faziosa dei fatti».
I fatti li racconta Marcello Bano, segretario della sezione noventana della Lega nord: «La signora fino a poco tempo fa usciva a volto scoperto. Ma da quando il marito, un lavoratore regolare, ha aumentato il suo impegno in campo sociale e religioso, probabilmente si è adeguata al ruolo nel rispetto del coniuge. So che aveva chiesto di poter portare la figlia all’asilo con il velo, ma le è stato risposto che non se ne parla nemmeno. Non è un caso che questo estremismo religioso sia emerso da quando è stato aperto un centro culturale islamico a Noventa».
Don Raffaele, il parroco, bilancia la questione. «Ogni persona si veste secondo la propria cultura, non c’è niente da dire. Da noi non sono poi così tanto le donne che indossano il velo integrale. Io ne vedo solo qualcuna e neanche del tutto coperta. Non ho mai vissuto questa situazione come un problema, penso che possa e debba esserci una certa tolleranza sugli usi e costumi di una persona. È come se in qualche paese del mondo imponessero a una suora di togliersi il velo. È vero che nella nostra cultura il viso dovrebbe essere visto, ma usi e costumi vanno rispettati».
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