La titolare: a sangue freddo buttato fuori come un sacco

«La prossima estate avremmo regolarizzato la nostra relazione a casa dei suoi». «Adesso di lui mi restano solo le lacrime. Non credo che terrò aperto il bar»

CADONEGHE. Signora Gabura, cosa è successo esattamente nel suo locale prima della tragedia?

«Sono entrati questi due moldavi che non ricordo di aver mai visto prima al Luna Rossa. Erano alticci e noi abbiamo chiesto loro di andare da un’altra parte, ma loro si sono rifiutati di farlo. Ripeto, non erano clienti abituali. Appena ho notato che i due avevano l’intenzione di bere ancora sino ad ubriacarsi, sono andato al loro tavolo e li ho invitati, con la massima gentilezza, a lasciare il locale. Al mio fianco c’erano il mio compagno, Florin, mio figlio Costantin e mia nuora Diana. Ma loro non hanno sentito ragione, di andarsene non avevano alcuna intenzione. Hanno solo accettato di continuare la discussione fuori la porta d’ingresso del bar, sul pianerottolo, dove ci sono le due rampe di scale, in marmo, che portano all’uscita».

A questo punto cos’è avvenuto?

«Il nostro invito è caduto nel vuoto. I due erano già molto alterati. Probabilmente erano già stati in un altro locale, dove avevano bevuto tantissimo. Fatto sta che uno dei due, quello che aveva la faccia più cattiva, si è scagliato contro Florin, lo ha afferrato per i piedi e le gambe e lo ha scaraventato giù dalla rampa delle scale. Appena scesi ci siamo resi conto che Florin era già morto».

Chi era per lei, la vittima?

«Era diventato il mio compagno. Era nato a Barlad, un città di 50.000 abitanti nel distretto di Vassului, nel nordest della Romania, quasi ai confini con la Moldavia, dove c’è la strada che porta alla capitale, Chisinau, via Calarasi. Era un bravissimo ragazzo. Per vivere a testa alta, faceva tanti lavori saltuari. Ultimamente faceva l’imbianchino ed aveva pitturato anche gli interni del mio bar, oltre ad aiutarmi al Luna Rossa. Ha lasciato due sorelle e viveva nella casa di una di queste. Adesso mi restano solo le lacrime. Avevamo già deciso di andare al suo paese la prossima estate, dai suoi genitori, e di regolarizzare il nostro rapporto. Purtroppo il nostro sogno d’amore è stato distrutto dalla violenza efferata del moldavo, che non ha avuto nessuna pietà di lui e lo ha scaraventato nel vuoto delle scale come fosse una pacco postale. Ma adesso stiamo già pensando al funerale di Florin e di andarlo a seppellire nel cimitero del paese dove è nato e cresciuto. A questo punto si è infranto anche il mio sogno italiano di rifarmi una vita in mezzo a voi, a Padova. Non credo che riuscirò più a gestire il Luna Rossa dopo questa tragedia».

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