Tangenti alle terme, il sistema di "mister 10%"

Soldi, minacce, paura: l’indagine della Guardia di Finanza cerca di ricostruire il giro d’affari sospetto Sei indagati, sette aziende perquisite. Sotto la lente anche edilizia e urbanistica
BELLUCO-FOTO PIRAN-ABANO TERME - SINDACO CLAUDIO GGFF
BELLUCO-FOTO PIRAN-ABANO TERME - SINDACO CLAUDIO GGFF

PADOVA. Mister 10% e il suo sistema. Un sistema che tutti sembrano conoscere ad Abano e Montegrotto, un sistema che pare funzionasse già da anni. Vuoi lavorare? Devi pagare. Percentuali del 10% su ogni appalto, dal più piccolo al più grande. È questo lo spaccato portato alla luce dai finanzieri del Gruppo di Padova, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Federica Baccaglini che ha portato all’arresto dell’assessore comunale di Montegrotto Ivano Marcolongo. Con lui ci sono altri cinque indagati: i due sindaci di Abano e Montegrotto Luca Claudio e Massimo Bordin e tre imprenditori che operano nell’ambito della manutenzione del verde pubblico. Ciò che solo pochi conoscevano è la spirale di violenza e paura messo in atto da chi reggeva i fili di questo sistema. Gli imprenditori indagati ma anche lo stesso assessore arrestato hanno paura. Temono per la loro incolumità fisica. Sono preoccupati per le sorti delle loro famiglie. A corredo dell’apparato che si occupava delle questioni più prettamente economiche, ci sarebbe anche un gruppo di persone pronte a minacciare chi si ribella.

Appalti al setaccio Gli uomini della Guardia di finanza di Padova, oltre alle abitazioni dei due sindaci, hanno perquisito le sedi di sette aziende sempre nel campo della manutenzione del verde. Ma il dubbio degli investigatori è che questo modus operandi fosse esteso anche ad altri settori, quali l’edilizia e l’urbanistica. Su questo sospetto si concentreranno i prossimi accertamenti. Nei municipi di Abano e Montegrotto, intanto, sono stati sequestrati numerosi fascicoli di appalti: faldoni in cui erano stati appiccicati post it con appunti scritti a penna.

Claudio e Bordin martedì sera hanno brindato insieme
PARCHEGGIO TAXI P.ZZA REPUBBLICA ABANO BELLUCO

Un mese di pedinamenti L’indagine che stanno sviluppando i militari ha avuto un’impennata dopo il blitz dell’altra sera in piazzale stazione a Montegrotto. Nell’auto c’erano l’assessore alle Politiche ambientali e all’Arredo urbano Ivano Marcolongo e l’impresario Paolo Tomasini titolare dell’omonima ditta di Montegrotto. Otto minuti di conversazione seguiti “in diretta” grazie a una cimice installata un mese fa dai finanzieri nell’auto dell’assessore. Tomasini aveva portato mille euro in banconote da 50 (banconote che aveva provveduto a fotocopiare prima dell’appuntamento). Gli uomini delle Fiamme gialle sono entrati in azione al momento giusto e hanno sorpreso i due proprio durante lo scambio. Gli investigatori sono propensi a pensare che quella tangente da mille euro non fosse per l’assessore Marcolongo ma che i soldi dovessero andare a “oliare” chi in realtà si trovava ai vertici di questo sistema. L’altra ipotesi investigativa è che non si tratti di una tangente occasionale. Per un mese sono stati intercettati anche i telefoni degli indagati ma dalle conversazioni non sarebbe emerso nulla di decisivo. Le telefonate duravano poco e gli amministratori coinvolti organizzavano solo incontri faccia a faccia. Al bar o in piazza ma sempre faccia a faccia.

Tangenti ad Abano e Montegrotto: 5 indagati, fra cui i due sindaci. Arrestato un assessore
La Finanza in comune stamattina a Montegrotto

“Tutti sapevano” L’aspetto che più sconcerta è che molte persone hanno ammesso di essere a conoscenza del “sistema” gestito da Mister 10%, la sua identità, però, non si può, allo stato della conoscenza degli atti, attribuire a qualcuno. Quel che è certo è che sotto la lente d’ingrandimento ci sono dal 2008 in avanti, gli atti dell’ex sindaco di Montegrotto. Una traccia che porta dritta fino agli ultimi mesi dell’anno scorso quando nei guai è finito l’assessore di Abano Claudio Benatelli, accusato di aver chiesto tangenti per l’assegnazione dei posti migliori nei mercatini. “Tutti sapevano”, dice ora chi sta collaborando con la Guardia di finanza. Chi faceva parte di questo giro di denaro e appalti pilotati sapeva anche di dover rigare dritto. La paura per la propria incolumità e per quella delle famiglie emergerebbe dagli atti. Gli imprenditori che avevano accettato questo sistema erano terrorizzati. E lo sono tuttora. Per questo i finanzieri faticano a trovare persone disposte a parlare, a dare nuovi spunti per delineare il sistema malato che si era insinuato alle terme.

e.ferro@mattinopadova.it

 

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