I nomadi di via Bassette: «Bitonci ci ha promesso casa in città»

PADOVA. La famiglia di Elvis Seferovic, il “capo” della nutrita tribù rom di via Bassette, a Mortise, è pronto a traslocare armi e bagagli con la sua famiglia. Basta che il nuovo domicilio non sia fuori dalla città. Posta questa condizione, Elvis e famiglia sono disponibili ad ogni soluzione: casa singola con giardino; casa e basta; terreno privato da gestire. Naturalmente sono altrettanto disponibili a dare un contributo economico in base alle loro possibilità, che sia per acquistare una proprietà o per corrispondere un affitto.
In via Bassette, ad oggi, vivono quattro famiglie rom, tutte imparentate. Oltre a quella di Elvis che, all’attivo, vanta 11 figli (cinque sposati e sei minori) e una ventina di nipoti (ma una figlia e una nuora sono in dolce attesa), ci sono le famiglie di due fratelli di Elvis (Giovanni e Sabato) e del nipote Giacomo (figlio della sorella, sistemata nel terreno privato di via Fornace).
Giovanni e famiglia sono residenti a Padova, gli altri no: Sabato, che ha sette figli, tutti minori, a Montebelluna e Giacomo, che ha sei figli, anche questi tutti minori, a Torino. Padovani sono solo i figli nati qui. Dunque, se Elvis e famiglia sono pronti a stringere un patto di non belligeranza con il primo cittadino Massimo Bitonci, non altrettanto sicuri sono il fratello più giovane ed il nipote.
Il sindaco leghista, durante il videoforum in redazione al "mattino", è stato chiaro: «Chi non è residente, fuori da Padova», ha spiegato più volte, «per i residenti infatti la questione è diversa e stiamo studiando delle soluzioni concertate. I bambini non possono essere messi in strada, ma quel degrado non ci sarà più».
«Bitonci ha detto che ci avrebbe trovato una sistemazione», racconta Elvis, «perché Salvini non vuole i campi nomadi. A noi va bene. Siamo disposti ad accettare una casa, un terreno, magari una casa singola con terreno intorno cosi da poterci stare tutti. Di sicuro abbiamo spiegato al sindaco che non vogliamo andare via da Padova: qui sono nati i nostri figli e i nostri nipoti, qui vanno a scuola e qui hanno la loro vita».
Poi Elvis sorride, alla sua maniera, un po’ ironica e confida: «non è cattivo (il sindaco), al contrario. La gente pensa sia cattivo, ma non è vero. È venuto al campo da me, a casa mia, mi è sembrato una persona ragionevole che capisce cosa vuol dire avere una famiglia. Se uno ha tanti figli è perché li ama, noi abbiamo fatto una scelta. Quando abbiamo parlato ha voluto riservatezza: c’eravamo solo io e i miei fratelli Giovanni e Sabato e mia moglie. Gli ho offerto bevande, caffè e un po’ di biscotti, ha preso solo un biscotto. È una persona ragionevole. Mi sono trovato d’accordo con lui: è giusto anche che pensi prima ai padovani, poi arrivano gli altri, noi compresi. Durante la sua visita ha visto la casetta che sto costruendo e che non è ancora finita. Mi ha consigliato di non spenderci altri soldi perché quanto prima dovrò smontarla e rimontarla da un’altra parte. Mi ha detto di aspettare un altro po’ di tempo».
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