Applausi e preghiere per Liddell a Vicenza

Dopo le accuse di blasfemia, l’artista catalana supera il test dell’Olimpico senza suscitare scandalo

VICENZA. Alla fine ha avuto ragione il vescovo di Vicenza, Beniamino Pizziol, che di fronte alle polemiche su “Prima lettera di San Paolo ai Corinzi. Cantata BWV 4, Christ lag in Todesbanden. Oh, Charles!”, lo spettacolo che ha inaugurato il 67° ciclo di spettacoli classici del Teatro Olimpico, ha scelto la linea del “sopire, troncare”, dopo aver chiesto a chi aveva visto. Perché mentre fuori c’era chi pregava e chi protestava, sia pur senza grandi tensioni, all’interno dell’Olimpico il pubblico guardava senza scandalo, applaudiva senza contestazione alcuna uno spettacolo che a molti è piaciuto, ad altri no, ma comunque improntato a una tensione religiosa non banale.

La storia è nota: sulla base di alcune fotografie e interviste, lo spettacolo della catalana Angelica Liddell, una delle artiste emergenti del teatro europeo, è diventato oggetto di scontro politico-religioso con Lega, Forza Nuova, cattolici conservatori all’attacco per chiedere censura. Il fatto è che quasi nulla di quello che è stato detto ci fosse nello spettacolo, in realtà c’è. Non c’è autoerotismo, non ci sono “Maddalene infoiate”, non c’è alcuna profanazione della croce. Non c’è soprattutto la provocazione, perché tutto si può dire di questa “Prima lettera di San Paolo ai Corinzi” meno che abbia un intento provocatorio. È una riflessione sul testo di San Paolo, se si vuole anche una riflessione aspra ma non perché ostile, semmai perché opta per una lettura letterale e radicale, in cui l’amore diventa un assoluto. Il teatro di Angelica Liddell è estremo, si muove sul margine della follia e in questo senso è disturbante. Qui il nucleo centrale è una disperata lettera d’amore in cui divino e umano creano un cortocircuito. Nella follia dell’autoannientamento, la protagonista trasforma l’amore per Cristo in amore carnale (e qui si colloca la contestata frase sull’autoerotismo, che peraltro non ha nessuna sottolineatura particolare, ma è solo flusso di una mente convulsa) e l’amore per l’uomo in amore casto e totalizzante. La radice dello spettacolo è qui, nel mettere in scena da un lato l’estremismo dell’amore, dall’altro la sovrapposizione tra amor sacro e amor profano, che è insita nel linguaggio stesso dell’amore. Il nulla che l’uomo diventa davanti a Dio è parallelo - per la protagonista dello spettacolo di Angelica Liddel- al nulla che diventa la donna innamorata di fronte all’uomo (e forse le femministe - se usassero lo stesso criterio distorsivo - avrebbero da protestare più dei cattolici). Quanto ai nudi, che pure ci sono, nulla hanno del richiamo sessuale. Insomma uno spettacolo di non facile lettura, che può far discutere, può non piacere, ma di qui a farne un caso ce ne corre. Non per nulla è coprodotto da importanti teatri francesi, spagnoli, tedeschi, svizzeri, oltre che da Vicenza e nelle precedenti messe in scena nulla è mai successo.

Nicolò Menniti Ippolito

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