Infanticidio, la bimba era il frutto di un amore finito

TREBASELEGHE. Non la voleva perché, forse, quella bambina non era il frutto dell’amore appena sbocciato ma di uno da poco finito. Dopo averla partorita nel bagno di casa, in piena notte, l’ha accoltellata al petto e anche alla testa. Voleva essere sicura che non sopravvivesse perché quella giovane vita così sfortunata avrebbe potuto rappresentare un ostacolo insormontabile per il suo nuovo amore. È uno dei retroscena che emergono dall’ordinanza di custodia cautelare del Tribunale dei Minori di Venezia che ha spalancato le porte del carcere alla giovane madre di appena 17 anni. Macerie su macerie.
La ragazza deve rispondere di accuse pesantissime: omicidio doloso aggravato nei confronti di discendente, occultamento di cadavere e false attestazioni sull’identità personale. Il fidanzato, diciottenne di Zero Branco (Treviso), è indagato in concorso per occultamento di cadavere e pare anche per procurato aborto.
Il castello di bugie costruito da questa giovane coppia è stato abbattuto anche grazie al racconto di un’amica del cuore, la prima sapere l’esito del test di gravidanza. Verso metà agosto la diciassettenne, da poco tornata dalle vacanze, aveva scritto un messaggio alla coetanea comunicandole di avere appena scoperto di essere incinta. Il commento alla notizia è roba da gelare il sangue: “Adesso lo devo togliere”. Nei giorni seguenti, con estrema tranquillità, aveva confermato la sua intenzione di abortire per paura della reazione dei genitori. Questo è ciò che ha sempre sostenuto anche davanti all’attuale fidanzato. Ma il movente di questo orrendo delitto potrebbe racchiudersi proprio nei tempi che non coincidono. La nuova relazione, infatti, era iniziata a giugno 2015. Due mesi dopo, in agosto, l’esito positivo del test di gravidanza. O il concepimento è avvenuto nei primi giorni di frequentazione, oppure la bimba è figlia di un altro uomo. Circostanza peraltro parzialmente confermata dall’età presunta del feto (superiore ai sette mesi, tanto da sopravvivere al parto).
La notte del 18 novembre scorso, due giorni dopo aver assunto due compresse di Cytotec (potente farmaco anti ulcera comprato a Milano), la diciassettenne si è svegliata nel cuore della notte per i potenti dolori addominali. I genitori erano a letto e lei si è chiusa in bagno. Lì ha partorito e con una forbice ha tagliato il cordone ombelicale. Poi si è accanita contro la bambina appena venuta alla luce colpendola più volte con le stesse forbici. Ha messo il corpicino martoriato in un sacchetto di nylon e l’ha appoggiato sul bidet. Subito dopo ha telefonato al fidanzato, implorando aiuto. Verso le due di notte lui è corso a casa di lei e quando ha messo piede in bagno quasi stava per svenire. Insieme hanno inventato una scusa per uscire, riferendo ai genitori di doversi recare necessariamente in farmacia per acquistare un farmaco in grado di bloccare i dolori allo stomaco. Invece si sono spinti fino al terreno a duecento metri di distanza da casa di lei. Hanno scavato una buca profonda quindici centrimetri e hanno seppellito lì dentro quel segreto troppo grande. Poi sono tornati a casa: lei si è messa a dormire in camera sua, lui è rimasto in salotto.
Alle 8 del mattino ancora un messaggio all’amica del cuore: “Era una bambina ma non aveva battiti cardiaci e non respirava”. Poi, nel pomeriggio, il ricovero in ospedale per farsi togliere la placenta, i dubbi dei medici, le indagini dei carabinieri e la realtà che emerge con il passare dei giorni. Il carcere è stato deciso come unica misura in grado di contenere la “spinta delinquenziale” della giovane mamma.
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