Dopo l’ex scuola di Bragni scoppia il caso della Maretto

La Regione potrebbe chiedere al Comune la restituzione di mezzo milione Le minoranze minacciano di portare la vicenda davanti alla Corte dei Conti
Di Cristina Salvato

CADONEGHE. Con i vecchi edifici scolastici da alienare, il Comune di Cadoneghe pare non avere grande “fortuna” ultimamente: è ancora fresca la vicenda della strana vendita con relativo ammanco di 300 mila euro dell’ex scuola di Bragni, sui cui sta indagando la Guardia di Finanza, che scoppia ora il caso della mancata vendita dell’ex scuola Maretto di Bagnoli. Altra vicenda che rischia di finire alla Corte dei Conti. E se la Regione puntasse i piedi, potrebbe richiedere a Cadoneghe la restituzione di 500 mila euro, elargiti per aiutare il Comune a costruire la scuola materna Aquilone e dismettere così la Maretto, vecchia e ormai fuori norma. L’unico vincolo era di vendere questo edificio. Ma in dieci anni ben quattro bandi di vendita sono andati deserti e la scuola è ancora di proprietà comunale, come sede di associazioni.

Proprio per lasciare l’edificio definitivamente alle associazioni, i due gruppi di minoranza Insieme per Cadoneghe e Futuro Comune avevano presentato una mozione per chiedere alla Regione di sciogliere il vincolo della vendita e lasciare lo stabile al Comune. «Purtroppo, però, in Consiglio comunale», scrivono in un comunicato le due liste insieme al Movimento 5 Stelle, «incredibilmente la maggioranza ha votato contro». L’incredulità sta nel fatto che i consiglieri Borella e Vigolo avevano protocollato la mozione il 6 novembre scorso, l’11 il sindaco Michele Schiavo aveva inviato una richiesta con il medesimo contenuto alla Regione, per poi il 16 votare contro.

«Questa pubblica presa di posizione contraria smentirebbe la richiesta alla giunta regionale», proseguono i consiglieri di minoranza, «che potrebbe allora richiedere la restituzione dei 500 mila euro. Se l'amministrazione non si ravvedrà entro breve, lo segnaleremo alla Corte dei Conti, chiedendo che a pagare, eventualmente, non siano i cittadini, bensì sindaco e consiglieri che in quell’occasione hanno votato no».

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