Strage di Rovigo, l'ex moglie fatta inginocchiare e uccisa a bruciapelo

ROVIGO. Un’esecuzione: calcolata, studiata e messa in pratica. Afrim Begu si è presentato alle sue vittime con un pacco dono e un sacchetto con una cinquantina di proiettili. La strage avvenuta venerdì, alle 18, nel casolare a Fenil del Turco, una frazione di Rovigo, a pochi passi dal rifugio per cani Cipa, era nella testa del 42enne albanese, chissà da quanto. Se ne era andato poco prima da quella casa dove aveva tentato di incontrare i figli.
Invano. Era stato bloccato, come altre volte, dall’ex moglie. Poco dopo è riapparso con quel regalo. Ed è stata una mattanza. I carabinieri di Rovigo stanno ricostruendo ogni istante della tragedia in cui Begu è morto con l’ex moglie Rodica Monteanu, 32 anni, moldava, l’ex suocera Maria Askarov, 52 anni, ed è rimasto gravemente ferito il compagno di quest’ultima Nuridin Askarov, di origini uzbeche, sottoposto a un delicato intervento chirurgico durato cinque ore. Begu si è suicidato con un colpo secco alla tempia destra. Salvi i figli di 11 e 2 anni che, con il giovane zio (l’altro figlio 17enne di Maria Askarov) si sono chiusi nella stanza da bagno terrorizzati e impotenti.

Tra martedì e mercoledì sarà il medico legale a eseguire le autopsie sui corpi delle vittime, prima sottoposte a Tac. Il marito-killer si è presentato nel casolare dove da un mese si era trasferita l’ex moglie (la suocera era custode del rifugio per cani). Appena davanti all’uscio, Begu ha esploso alcuni colpi contro la porta con un revolver 358 Smith&Wesson. La moglie potrebbe essere stata aggredita per prima: è stata colpita alla nuca a distanza ravvicinata, quasi a contatto con la canna della pistola, e la pallottola è uscita attraverso la bocca.
Poi Begu ha assassinato Maria Askarov, la suocera, sparandole alla testa (nella zona occipito-temporale, cioè sempre dietro) da una trentina di metri e ha colpito Nuridin Askarov trapassandolo da parte a parte con un proiettile che lo ha ferito alla milza e al polmone. Fino a ieri sera era tenuto in coma farmacologico nella Terapia intensiva dell’ospedale di Rovigo. Nella casa sarebbe stata esplosa più di una decina di colpi.
Rodica Munteanu, l'ex moglie, era operaia in una fabbrica di confezioni a Stanghella, nella Bassa Padovana. Si era separata dal marito e l'uomo non era mai riuscito ad accettarlo, divenendo folle di gelosia. Forse temeva anche di perdere i propri figli e di non riuscire più a vederli.
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